Contare i passi verso casa di Laura Ceccacci: una lettura che fa male e obbliga a sospendere il giudizio

Ci sono romanzi che sfuggono a ogni tentativo di essere incasellati. Contare i passi verso casa è uno di quei libri: una storia che fa male, obbliga a riflettere e chiede al lettore una cosa sola, forse la più difficile di tutte: sospendere il giudizio.

 

Autore: Laura Ceccacci

Titolo: Contare i passi verso casa

Editore: Salani

Data di pubblicazione: 9 giugno 2026

Pagine: 336

Alba ha trentasette anni e ha già vissuto otto vite, una in più dei gatti. Cresciuta in una baraccopoli sul fiume, è stata bambina in una casa famiglia, scrittrice prodigio di libri per l’infanzia, moglie e madre in una piccola città. Poi qualcosa dentro di lei si è spezzato e così ha scelto l’unica strada che le sembrava possibile: la fuga. Ora vive all’interno di uno zoo, dove lavora come operatrice, in totale sintonia con gli animali. Lì nessuno conosce la sua storia; nessuno a eccezione di Gautama, un gigante dal cuore mite, capace di lenire i traumi degli altri attraverso un’empatia silenziosa. In questo rifugio sospeso fuori dal mondo, Alba cerca di tenere insieme i frammenti della propria identità e di conquistare una pace che forse non ha mai conosciuto. Ma l‘illusione di poter cancellare il passato è destinata a durare poco: ci sono un marito che cerca risposte e una figlia che ha bisogno di amore. Messa con le spalle al muro, la donna dovrà trovare il coraggio di guardare in faccia la voragine del proprio dolore e i segreti da cui è scappata. Per capire se sia davvero possibile rinascere e decidere, una volta per tutte, a quale delle sue vite appartiene. Con una scrittura vibrante ed evocativa, che non teme la verità delle emozioni più feroci, Laura Ceccacci esplora i sentieri tortuosi della maternità e le ferite invisibili che ci portiamo dentro, ricordandoci che per guarire è prima necessario perdonarsi.


Ci sono romanzi che non possono essere recensiti seguendo uno schema. Sfuggono a ogni tentativo di essere incasellati. Contare i passi verso casa è uno di quei romanzi.

L’unica cosa che riesco a scrivere è che è una storia che fa male, che ti obbliga a pensare, che mina le tue certezze. Non è un romanzo leggero: è un macigno. Un enorme sasso che ti si piazza sullo stomaco e non va né su né giù.

Non ho provato simpatia per Alba; in alcuni momenti credo di averla persino detestata. Non la capivo, l’ho giudicata, ho provato pena per lei e, per riuscire ad andare avanti nella lettura, ho dovuto sospendere il giudizio. Alla fine ho sentito la necessità di accoglierla, anche se non mi è simpatica e è distante da me anni luce. Eppure mi sono posta tante domande scomode. La prima è stata: chi è una madre? Chi può stabilire quando una donna è una madre? E poi, chi può stabilire chi sia una buona madre o una cattiva madre?

A seguire sono arrivate domande ancora più grandi: quanto fanno male i pregiudizi? Che valore ha la verità? I fatti sono la verità? E cos'è la giustizia?

Sono tutte domande che Alba stessa si pone. Domande che ti obbligano a pensare.

Alba è una donna spezzata. Ha avuto un’infanzia difficile e una giovinezza ancor più devastante. Fabrizio, il marito, e Fiore, la sua bambina, sembrano averle regalato un po’ di serenità e stabilità. Ma, di punto in bianco, Alba lascia tutto e sparisce.

Quando il marito la ritrova e le chiede il divorzio, per Alba inizia un nuovo percorso. Un cammino che la porta a guardarsi dentro e ad affrontare il passato e le sue paure. Un cammino verso il perdono, verso l’accettazione di sé e dei propri limiti. Un percorso per conoscersi intimamente. Tornare a casa vuol dire accogliere se stessa e le proprie fragilità, i propri momenti bui.

Un romanzo che parla di maternità, di contatto con la natura (anche perché la maternità non è solo una roba da esseri umani). Una storia che parla di abusi e violenze. Un romanzo che parla di dolore e di rinascita.

Questo è il libro d’esordio di Laura Ceccacci. Ammetto che il suo stile narrativo, molto introspettivo, mi è piaciuto: è riuscito a toccare qualcosa di molto intimo e mi ha obbligata a mettermi in gioco. Eppure non è riuscito a coinvolgermi del tutto. Forse il motivo è che non sono riuscita a entrare davvero in sintonia con Alba. L’ho sentita molto distante da me e dai miei sentimenti. Essendo poi temi tutt'altro che semplici, ho vissuto il racconto come qualcosa di molto pesante. È stata una lettura che ho portato avanti con lentezza: avevo bisogno di fermarmi, ogni tanto, per alleggerire la tensione emotiva.

Sicuramente un buon libro d’esordio.

Non è stata una lettura semplice e non credo sia un romanzo adatto a tutti. Ma se amate le storie profonde, quelle che fanno riflettere e lasciano più domande che risposte, potrebbe sorprendervi. Sappiate però che questa lettura vi metterà davanti a tanti dilemmi e a tante prese di posizione.

L'unica cosa che mi sento di consigliarvi è di affrontarla accettando, almeno per un momento, di sospendere il giudizio morale verso Alba. Solo così, credo, sia possibile comprenderla davvero.

Perché Alba non va giudicata. Va abbracciata.

Alba ha bisogno di sentirsi amata. Ma, in fondo, non è quello che ognuno di noi cerca?

 


Ringrazio la CE per avermi omaggiata della copia cartacea con un bellissimo kit ricco di gadget.



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