giovedì 28 febbraio 2019

Segnalazione: Heartless di Maria Claudia Sarritzu


Tra qualche giorno uscirà una nuova pubblicazione romance della Triskell edizioni. L’autrice è una ragazza sarda molto simpatica. Non ho letto nulla di suo, ma ho partecipato ad una sua presentazione insieme con Dolci. Ricordo che per l’occasione ero rimasta colpita dalla presenza di tante ragazze, tante adolescenti soprattutto. Chiaramente il romanzo presentato quel giorno era un romance Young Adult che aveva fatto breccia nel cuore di queste giovanissime lettrici. Leggendo la sinossi di questo suo nuovo lavoro immagino che ai ragazzi possa piacere molto. Anche in questo caso parliamo di un racconto Young Adult.




Titolo: Heartless
Autrice: Maria Claudia Sarritzu
Collana: Romance
Genere: Young Adult / Contemporaneo
ISBN ebook: 978-88-9312-478-2
ISBN cartaceo: 978-88-9312-479-9
Data di pubblicazione: 2 Marzo
Lunghezza: 278 pagine
Prezzo Ebook: 4,99
Prezzo cartaceo: 12,00



Trama

“Gli Heartless Robot non hanno un cuore, ma vi tratteranno meglio di chi lo possiede. Sono la versione migliorata dell’uomo.”

È l’anno 3450 e il mondo è popolato anche da Robot uguali agli esseri umani, ma privi di cuore. Creati appositamente per aiutare le persone nell’affrontare e superare momenti difficili, sono completamente controllati da chi li possiede e programmati per non provare sentimenti umani.

Le cose si complicano quando Mary è costretta a tenere in casa uno di loro, su consiglio degli amici, per superare la fine di una relazione. Il robot, Luke, è curioso di conoscere il mondo e di capire come nascano le relazioni umane e come finiscano. Le sue infinite domande lo porteranno a essere ciò per cui non è stato programmato e, al tempo stesso, a far sì che Mary veda il mondo in modo più umano.

Ma cosa succede se un Robot si innamora? Cosa succede quando l’uomo perde il controllo della sua creazione? Quando ci si rende conto che la razionalità dei numeri e delle combinazioni matematiche non possono controllare la vita?

O si accettano i robot, o si distruggono.

Segnalazione: Un regalo per Miss Violet di Susan Gloss


Tra qualche giorno sarà in libreria questo romanzo romance edito da




SUSAN GLOSS

UN REGALO PER

MISS VIOLET




3.0

Traduzione: Tessa Bernardi

Pagine: 352

Prezzo: € 12

E-book: € 2.99

In uscita il 14 Marzo 2019



Un romanzo unico e romantico dove lo stile è una questione di cuore.



«Un’autrice che ha letteralmente stregato i lettori con una storia di redenzione, amicizia e amore.»

Booklist



«Questo romanzo farà impazzire chi ama le storie piene di personaggi carismatici e di emozioni.»

Library Journal



«Susan Gloss ha creato un mondo vivace e accogliente all’interno del negozio di Violet. I suoi personaggi hanno grinta da vendere e ho adorato il tocco glamour di questo romanzo.»

Michelle Wildgen



«Susan Gloss scrive di vestiti e accessori in modo delizioso, ogni pagina è un regalo.»

Susanna Daniel



A Madison c’è un negozio di vestiti vintage dove tutte le signore del posto si ritrovano in cerca di consigli e suggerimenti, e non solo sugli outfit. Violet Turner, che lo gestisce, sta cercando di dimenticare il suo passato e rendersi indipendente, soprattutto dopo il matrimonio fallito con un uomo troppo dedito alla bottiglia. Guanti, cappellini, vestiti e scarpe sono il pretesto per raccontarsi e trovare la strada da seguire nella vita. Lei stessa non è mai stata attratta dalle vetrine troppo raffinate, in cui tutto è immacolato, freddo, vuoto, mentre il fascino di un oggetto deriva dalla storia che ha vissuto e, quando non la conosce, si diverte a immaginarla nella sua testa. Storie d’amore tragicamente finite, promesse mantenute e infrante, segreti mai confessati. Tutto questo per Violet continua a vivere nei vestiti che ogni giorno propone alle sue clienti, perché sa bene che un oggetto può continuare a suscitare emozioni. Basta solo trovare il proprietario giusto. E così, quando una ragazza infreddolita si ferma davanti alla vetrina stringendo al petto un meraviglioso abito da sposa anni Cinquanta, la mente di Violet comincia a viaggiare...



SUSAN GLOSS è un’autrice bestseller di USA Today e fa orgogliosamente parte della Tall Poppy Writers, un’associazione di donne scrittrici di tutto il mondo. Si è laureata all’Università di Notre Dame in inglese e in spagnolo e ha proseguito gli studi in legge all’Università del Wisconsin. Vive con la sua famiglia a Madison. Il suo sito internet è susangloss.com

mercoledì 27 febbraio 2019

Incontro con… Antonio Manzini


Il 10 febbraio 2019, presso la Libreria Nuova Europa nel CC I Granai a Roma, ho assistito alla presentazione dell’ultimo libro di Antonio Manzini: Rien ne va plus.



Non ho mai letto nulla di Manzini, ma avevo avuto modo di partecipare a un evento con lui protagonista a Plpl17 ed ero rimasta colpita dalla sua simpatia. Molte amiche blogger mi hanno parlato di questa serie e del suo protagonista, Rocco Schiavone. Tanto che ho scoperto che è anche una fiction della RAI – Dovrò decidermi a guardarla!!!

Spinta dalla curiosità, ho acquistato il primo volume della serie, Pista Nera, che voglio leggere al più presto, e poi ho deciso di partecipare a questa presentazione. Manzini è stato davvero divertente, un mattatore. Sa ben tenere la scena (forse perché è stato un attore teatrale), ma soprattutto sa quando intervenire, insomma conosce bene i tempi comici. La presentazione è stata divertente, oltre ad essere stata molto interessante. L’incontro è stato moderato dall’editor di Manzini, Mattia Carratello. Mattia si è rivelato una splendida “spalla” per il mattatore della giornata.



Titolo: Rien ne va plus

Autore: Antonio Manzini

Casa Editrice: Sellerio editore Palermo

Data di pubblicazione: 10 gennaio 2019

Pagine: 310



Scompare, letteralmente nel nulla, un furgone portavalori. Era carico di quasi tre milioni, le entrate del casinò di Saint-Vincent. Le dichiarazioni di una delle guardie, lasciata stordita sul terreno, mettono in moto delle indagini abbastanza rutinarie per rapina. Ma nell'intuizione del vicequestore Rocco Schiavone c'è qualcosa - lui la chiama «odore» - che non si incastra, qualcosa che a sorpresa collega tutto a un caso precedente che continua a rodergli dentro. «Doveva ricominciare daccapo, l'omicidio del ragioniere Favre aspettava ancora un mandante e forse c'era un dettaglio, un odore che non aveva percepito». Contro il parere dei capi della questura e della procura che vorrebbero libero il campo per un'inchiesta più altisonante, inizia così a macinare indizi verso una verità che come al solito nella sua esperienza pone interrogativi esistenziali pesanti. Il suo metodo è molto oltre l'ortodossia di un funzionario ben pettinato e la sua vita è piena di complicazioni e contraddizioni. Forse per un represso desiderio di paternità, il rapporto con il giovane Gabriele, suo vicino di casa solitario, è sempre più vincolante. Lupa «la cucciolona» si è installata stabilmente nella sua giornata. Ma le ombre del passato si addensano sempre più minacciose: la morte del killer Baiocchi, assassino della moglie Marina, e il suo cadavere mai ritrovato; la precisa, verificata sensazione di essere sotto la lente dei servizi, per motivi ignoti. Sembra che in questo romanzo molti nodi vengano al pettine, i segreti e i misteri; ed in effetti, intrecciate al filone principale, varie storie si svolgono. Così come si articolano le vicende personali (amori, vizi, sogni) che sfaccettano tutti gli sgarrupati collaboratori in questura di Rocco. Una complessità e una ricchezza che danno la prova che Antonio Manzini si proietta oltre il romanzo poliziesco, verso una più universale rappresentazione della vita sociale e soprattutto di quella psicologica e morale. Ed è così che il personaggio Rocco Schiavone, con il suo modo contorto di essere appassionato, con il suo modo di soffrire, di chiedere affetto, è destinato a restare impresso nella memoria dei suoi lettori.



Nota: le parole dell’autore in blu e in corsivo. Le domande e le affermazioni di Mattia Carratello in verde e in corsivo.



Mattia inizia subito notando che nei romanzi di  Antonio Manzini ci sono sempre delle opposizioni: Roma-Aosta, passato-presente, la moglie e le altre donne, i buoni e i cattivi, le guardie e i ladri, la serie e il romanzo...

Guardie e ladri sono amici, in un mondo pre-globalizzazione vengono dallo stesso mondo, si conoscevano per nome e conoscevano i propri difetti. Anzi, delle Guardie riconoscevano dei furti o delle rapine da alcuni dettagli. Era una opposizione ingenua, quasi da Don Camillo e Peppone, poi è diventata un’altra cosa con l’arrivo della mafia. Rocco e i suoi amici sono dei vecchi banditi, perché sostanzialmente è un bandito e i suoi amici banditi sono all’acqua di rose, vivono di espedienti malavitosi. La stessa contrapposizione che c’è tra la moglie e le donne, con la moglie morta e le altre. Questo senso di colpa per la morte della moglie. Le altre donne non possono prendere il posto di Marina, sono delle avventure solo fisiche.

  

Le opposizioni presenti nei libri di Manzini non sono delineate: non è che Roma è bella e Aosta è brutta. Tutto è estremamente disordinato. E in questo mondo c’è lo spazio per momenti di gentilezza, Rocco (e la sua squadra) ha momenti di gentilezza verso i più deboli.

Questa arriva dall’educazione popolare di Rocco, da essere nato a Trastevere nel ’66, dall’essere stato cresciuto dalla nonna, dalla mamma che rispettava le debolezze. È la sua educazione da ragazzino. È forse la migliore qualità di questo personaggio.



Per il povero Rocco, Aosta è un po’ la Russia.

È una Russia comoda, è un posto dove lui non vuole stare. È dal 2013 che mi domandano “Ma perché lo hai mandato ad Aosta?”. Sono tanti i motivi: perché la conosco e la posso raccontare, perché lui somiglia alla Valle d’Aosta. La Valle d’Aosta è il posto meno accogliente del Paese, come Rocco. Però come Rocco ha poi posti splendidi. Basta girare un po’ e trovi dei posti splendidi, dei gioielli. E anche Rocco ha dei gioielli.



Tu ora sei molto poetico, ma niente toglie dalla testa dei lettori che Rocco stava a Roma, eterna primavera, e l’hanno mandato ad Aosta. Niente toglie dalla testa che Aosta è il posto peggiore del mondo.

Io amo la Valle d’Aosta, ma so che può non piacere. Se la montagna ti è nemica, lì non c’hai un amico, perché qualsiasi cosa ti propongono ha a che fare con la montagna.



Rocco Schiavone ha iniziato ad insegnare il romano agli aostani, ha iniziato una sorta di colonizzazione linguistica (un po’ come Camilleri che ha obbligato i suoi lettori a imparare il siciliano). Ce la può fare secondo te?

NO! È una lotta impari. No, perché non hanno capito le cose basilari. D’estate, dopo che hai mangiato, che ti sei sfondato, se non hai in bocca una fetta di cocomero non sei soddisfatto… Questo non lo capiscono e infatti lo chiamano anguria. Che non si sa cosa sia l’anguria.



Quindi Mattia e Manzini passano a parlare di Rocco. Antonio descrive Rocco come un depresso. Tipico del depresso è appoggiarsi alle cose che sa, per questo Rocco è legato al romano, non ce la fa a sforzarsi. Quindi pretende che il valdostano capisca.



Rocco pensa molto spesso al passato. Nonostante si guardi spesso indietro, Rocco Schiavone non è un nostalgico.

Succede ad alcune persone che a un certo punto è successo qualcosa di tremendo e da quel punto in poi si guarda sempre a ciò che è successo. Schiavone non è moderno, è rimasto al 1986. In quel momento lì è successo qualcosa. Va avanti come tutti, ma è rimasto lì. Non riesce più ad andare avanti. Non è nostalgia, è vita che non c’è più.



Manzini ha poi iniziato a parlare con Mattia delle contaminazioni tra romanzo e fiction televisiva e viceversa. Questo perché ora i personaggi del romanzo hanno corpo e voce, proprio per colpa della serie televisiva. Nel loro dialogo hanno raccontato aneddoti legati alla serie e soprattutto all’adattamento del romanzo alla serie.





Al termine, l’autore si è fermato a firmare le copie del suo romanzo. Io ho portato il volume che ha iniziato la serie, Pista nera, e quando l’ho fatto firmare ho detto di non conoscere il suo personaggio, Rocco Schiavone. Quindi nel firmarmi la copia ha scritto “Speriamo bene!”.



Biografia di Antonio Manzini



Antonio Manzini, attore, scrittore e sceneggiatore italiano, è nato a Roma nel 1964. Dopo aver frequentato l’Accademia Nazionale d'Arte Drammatica, ha lavorato come attore sia cinematografico che televisivo; tra le interpretazioni nelle serie televisive si ricordano quelle in Linda e il brigadiere (2000) e Tutti per Bruno (2010). Al lavoro come sceneggiatore (come in Il siero della vanità, 2004 e Come Dio comanda, 2008) ha affiancato anche quello di regista. Ai due primi romanzi gialli pubblicati (Sangue Marcio, 2005 e La giostra dei criceti, 2007) sono seguiti Pista nera (2013), La costola di Adamo (2014) e, tutti del 2015, Non è stagione, Era di maggio e uno dei racconti contenuti nel volume Turisti in giallo, che hanno come protagonista il vicequestore Rocco Schiavone, poliziotto fuori dagli schemi e poco attento alle forme; dello stesso anno è anche il romanzo breve Sull'orlo del precipizio, mentre tra i lavori successivi vanno citati, tutti nel 2016, Cinque indagini romane per Rocco Schiavone, uno dei racconti dell'antologia Il calcio in giallo, i romanzi 7-7-2007 e Orfani bianchi; nel 2017 La giostra dei criceti, uno dei racconti dell'antologia Viaggiare in giallo, il thriller Pulvis et umbra e uno dei racconti dell'antologia Un anno in giallo. Cosceneggiatore nel 2016 della fiction Rocco Schiavone, che racconta le vicende del vicequestore nato dalla sua penna, nel 2018 ha pubblicato L'anello mancante e Fate il vostro gioco e nel 2019 Rien ne va plus.



Le foto presenti nel post sono state prese dalla pagina FB della Libreria Nova Europa (Roma).

martedì 26 febbraio 2019

Recensione #27: Olga di carta. Il viaggio straordinario di Elisabetta Gnone


Autore: Elisabetta Gnone

Titolo: Olga di carta. Il viaggio straordinario

Editore: Salani Editore

Data di pubblicazione: 5 novembre 2015

Pagine: 302

Olga Papel è una ragazzina esile come un ramoscello e ha una dote speciale: sa raccontare incredibili storie, che dice d'aver vissuto personalmente e in cui può capitare che un tasso sappia parlare, un coniglio faccia il barcaiolo e un orso voglia essere sarto. Vero? Falso? La saggia Tomeo, barbiera del villaggio, sostiene che Olga crei le sue storie intorno ai fantasmi dell'infanzia, intrappolandoli in mondi chiusi perché non facciano più paura. Per questo i racconti di Olga hanno tanto successo: perché sconfiggono mostri che in realtà spaventano tutti, piccoli e grandi. Un giorno, per consolare il suo amico Bruco, dal carattere fragile, Olga decide di raccontargli la storia della bambina di carta che un giorno partì dal suo villaggio per andare a chiedere alla maga Ausolia di essere trasformata in una bambina normale, di carne e ossa. Il viaggio fu lungo e avventuroso: s'imbatté in un venditore di tracce, prese un passaggio da un ragazzo che viveva a bordo di una mongolfiera e da un altro che attraversava il mare remando. Più volte rischiò la vita, si perse, ma fu trovata da un circo. E quando infine trovò la maga, solo allora la bambina di carta comprese quante cose fosse riuscita a fare...




Ho letto questo libro per diversi motivi: avevo già letto alcuni romanzi di Elisabetta Gnone e avevo adorato le sue storie; dopo l’uscita di questo romanzo, avevo avuto il piacere di partecipare a un laboratorio con l’autrice al Tempo di Libri 2017 e mi aveva conquistato (conservo ancora nelle mie note vocali la sua descrizione del limone). Quando ho visto una mia alunna che leggeva il romanzo, durante la ricreazione, le ho chiesto se me lo prestava per poterlo leggere anche io. Ecco che, complice la challenge Dalle 3 Ciambelle, ho finalmente letto questa bellissima storia.

Come sempre, Elisabetta Gnone è capace di incantarmi. Le sue favole arrivano fin nel profondo e con una prosa fluida e scorrevole ti trovi a sfogliare pagine su pagine. Ogni storia ha poi un messaggio importante. In questo romanzo, rivolto ai giovani lettori (ma bellissimo anche per gli adulti), la Gnone parla di diversità.

… la bambina di carta confidò alla madre il desiderio di andare a trovare la maga Ausolia, perché le donasse un aspetto normale e la facesse diventare di carne e ossa, come tutti gli altri.

E in questo suo viaggio conosce tante persone e da ognuna impara qualcosa sul mondo e su se stessa.

Il viaggio di Olga di carta è narrato da una bambina speciale, Olga, che sa incantare ragazzi e adulti con le sue storie. Olga racconta principalmente ai suoi due amici Mimma e Bruco, ma a questi si aggiungono altri ragazzini e anche alcuni adulti del paese Balicò. Inoltre, quando lei racconta le sue storie, la vita in paese scorre tranquilla, ma, se smette di narrare le avventure di Olga di carta, tutto il villaggio si ingrigisce.

Il romanzo è narrato su due piani. Una parte che parla di Olga e dei suoi amici e una in cui si può leggere la storia del viaggio straordinario di Olga di carta. Nella prima parte viene affrontato il tema del bullismo, mentre nel racconto di Olga di carta il tema principale è la diversità. Una diversità che però è un valore e non una cosa brutta. Una diversità che arricchisce.

Attraverso la storia di Olga di carta, Olga parla di sé, dei suoi amici e degli abitanti del villaggio. Arriva dritta al loro cuore, parla dei loro desideri e tutti possono guardare la loro realtà in modo diverso.

«E così hai scoperto d’essere unica al mondo…»

Olga trasalì. Come suonava diverso detto in quel modo: unica al mondo. Lei si era sempre sentita diversa, strana, sbagliata, inadatta, brutta. Mai unica al mondo! Unica al mondo le piaceva.

Un cenno al linguaggio del libro. Essendo un libro per ragazzi, il linguaggio è semplice, ma spesso ci sono parole “difficili”. Queste non rallentano la lettura, perché il senso si intuisce dal contesto. In alcuni casi però bisogna ricorrere al vocabolario (anche io ho cercato alcuni significati), ma la parola poi prende corpo perché è proprio la parola adatta a quel determinato episodio. Ho trovato questo espediente arricchente, perché permette ai ragazzi di ampliare il loro vocabolario; sicuramente non useranno mai parole come faloppòne o nubìvago, ma almeno hanno la possibilità di conoscere nuovi aggettivi.

Anche in questo caso Elisabetta Gnone mi ha conquistata. Libro adattissimo ai ragazzi, sarebbe bello poterlo leggere insieme per poi parlare dei temi che vengono proposti.

Prima di chiudere voglio lasciarvi la citazione che ho più amato:

Prima di salutarla, il giovane le indicò le loro ombre sul ghiaccio.

«Cosa vedi?» le chiese.

«Due persone» rispose lei.

«Allora ho ragione, tu e io siamo uguali».

lunedì 25 febbraio 2019

Cover Reveal: Pain, colpa del dolore di Ashley Jade


Vi presento la copertina del nuovo romanzo edito dalla Hope edizioni che sarà in libreria il 4 marzo.




Titolo: Pain, colpa del dolore


Autore: Ashley Jade


Genere: New Adult


Traduzione: Katia Rabacchi Miner


Progetto grafico: Angelice




Trama:



Il dolore.

Ci ferisce. Ci spinge ai limiti. Ci punisce.

Oppure, per le anime miserabili come me, ci definisce.

Non sono una brava persona.

Non ho delle qualità che possano redimermi, non più. Quelle che avevo, le ho donate al diavolo la notte in cui è cambiata ogni cosa.

La notte in cui la mia sorellina è morta.

La notte in cui ho ucciso il suo assassino.

Sì, ho tolto una vita e lo rifarei ancora, senza pensarci due volte.
E mai e poi mai avrei provato un briciolo di rimorso per essere ciò che sono.
Poi, è arrivata lei.


Mi chiamo Jackson Reid. Ci sono due cose che dovete sapere di me. La prima: sono innamorato di Alyssa Tanner.

La seconda: sono un assassino.




***




Mi chiamo Alyssa Tanner, ma è probabile che mi conosciate come la sgualdrina che ha fatto perdere al suo patrigno le elezioni a sindaco di New York.

E avreste ragione, perché il giorno in cui il mondo mi ha etichettata come puttana, ho deciso che lo sarei diventata davvero.

Pensate di conoscere tutto di me perché mi avete visto nuda.

Credetemi, non avete nemmeno scalfito la superficie.

Quello che non conoscete è il mio passato, perché sono stata costretta a tenerlo segreto per la mia stessa sicurezza.

Quello che non conoscete è il mio dolore.

Perché se lo conosceste, sareste morti.

Scommetto che pensate di sapere come si dipanerà questa storia...

Fidatevi, non ne avete proprio idea.






Dal prologo:



Il dolore.

Ci ferisce. Ci spinge ai limiti. Ci punisce.

Oppure, per le anime miserabili come me, ci definisce.

Non sono una brava persona.

Non ho delle qualità che possano redimermi, non più. Quelle che avevo, le ho donate al diavolo la notte in cui è cambiata ogni cosa.

La notte in cui la mia sorellina è morta.

La notte in cui ho ucciso il suo assassino.

Sì, ho tolto una vita e lo rifarei ancora, senza pensarci due volte.



Sono cresciuto a Boston e sono sempre stato un ragazzino come tanti, che si impegnava alacremente per sfondare nel mondo professionale dell’mma.

Mia madre passò a miglior vita per un’overdose di eroina quando avevo diciotto anni e mio padre, be’, se sapete dove si trovi, date da parte mia, a quel bastardo donatore di sperma, un grosso “vaffanculo”.

Si può affermare che Lilly fosse l’unica famiglia che avessi. Era più giovane di me di quattro anni e passavo gran parte della mia vita a proteggerla o a lamentarmi di quanto fosse irritante. Dopo la morte di nostra madre, fummo solo io e lei.

Ma chi voglio prendere in giro?

Eravamo stati solo io e lei fin dal primo giorno. La morte di nostra madre non aveva cambiato nulla e, infatti, la scuola di Lilly non aveva fatto problemi quando avevo cominciato a occuparmi io di tutte le incombenze genitoriali.

E poi, ecco l’errore del cazzo! Permisi al mio migliore amico di frequentare la mia sorellina.


Recensione #7: Il metodo Catalanotti di Andrea Camilleri



Autore: Andrea Camilleri

Titolo: Il metodo Catalanotti

Editore: Sellerio editore Palermo

Data: 31 maggio 2018

Pagine: 293

"Il commissario Montalbano crede di muoversi dentro una storia. Si accorge di essere finito in una storia diversa. E si ritrova alla fine in un altro romanzo, ingegnosamente apparentato con le storie dentro le quali si è trovato prima a peregrinare. È un gioco di specchi che si rifrange sulla trama di un giallo, improbabile in apparenza e invece esatto: poco incline ad accomodarsi nella gabbia del genere, dati i diversi e collaborativi gradi di responsabilità, di chi muore e di chi uccide, in una situazione imponderabile e squisitamente ironica. Tutto accade in una Vigàta, che non è risparmiata dai drammi familiari della disoccupazione; e dalle violenze domestiche. La passione civile avvampa di sdegno il commissario, che ricorre a una «farfantaria» per togliere dai guai una giovane coppia di disoccupati colpevoli solo di voler metter su una famiglia. Per quanto impegnato in più fronti, Montalbano tiene tutto sotto controllo. Le indagini lo portano a occuparsi dell'attività esaltante di una compagnia di teatro amatoriale che, fra i componenti del direttorio, annovera Carmelo Catalanotti: figura complessa, e segreta, di artista e di usuraio insieme; e in quanto regista, sperimentatore di un metodo di recitazione traumatico, fondato non sulla mimèsi delle azioni sceniche, ma sull'identificazione delle passioni più oscure degli attori con il similvero della recita. Catalanotti ha una sua cultura teatrale aggiornata sulle avanguardie del Novecento. È convinto del primato del testo. E della necessità di lavorare sull'attore, indotto a confrontarsi con le sue verità più profonde ed estreme. Il romanzo intreccia racconto e passione teatrale. Nel corso delle indagini, Montalbano ha la rivelazione di un amore improvviso, che gli scatena una dolcezza irrequieta di vita: un recupero di giovinezza negli anni tardi. Livia è lontana, assente. Sulla bella malinconia del commissario si chiude questo possente romanzo dedicato alla passione per il teatro (che è quella stessa dell'autore) e alla passione amorosa. Un romanzo, tecnicamente suggestivo, che una relazione dirompente racconta in modo da farle raggiungere il più alto grado di combustione nei versi di una personale antologia di poeti; e, all'interno della sua storia, traspone i racconti dei personaggi in colonne visive messe in moviola perché il commissario possa farle scorrere e rallentare a suo piacimento." (Salvatore Silvano Nigro).



Inizio subito col dire che questo è il primo romanzo del grande Camilleri che io ho letto.

Ho sempre apprezzato le storie del famigliarissimo commissario Montalbano con tutti i suoi personaggi e non ho mai perso una puntata fin dalla prima serie, ma non immaginavo che leggerne i libri potesse essere cento mila volte più bello. Sinceramente ho avuto qualche difficoltà nella lettura dei primi capitoli: il libro è interamente scritto in dialetto e io, pur essendo siciliana, abitualmente non parlo il siciliano figurarsi leggerlo. In più provengo dalla punta opposta della Sicilia rispetto ai luoghi in cui è ambientata la storia per cui il dialetto usato è molto lontano da quello che conosco. Superata questa prima difficoltà iniziale è stato per me un lauto banchetto. Ho divorato il libro, che essendo un giallo, non si tradisce fine alla fine con continui cambi di scena, sospettati e storie.

Questo romanzo oltre ad essere un giallo poliziesco di una Sicilia fortemente attuale ma che sembra quasi datata per cultura e tradizione, non è fatto solo di morti ammazzati e di rotture di cabasisi per il povero commissario. Le indagini, infatti, lo portano ad occuparsi di teatro e di una compagnia amatoriale di cui fa parte, in qualità di regista, Carmelo Catalanotti, un personaggio ambiguo e complesso, sperimentatore di un particolare metodo di recitazione. Il romanzo intreccia passione teatrale e sentimento, Montalbano, infatti, rimane coinvolto in un’attrazione improvvisa, che gli scatena tormenti e nostalgie accentuate anche dall’assenza di Lidia, sua secolare fidanzata. Al di la della storia che tiene col fiato sospeso fino alla fine ma di cui io non ho intenzione di svelare troppo, voglio parlarvi delle emozioni che mi ha regalato questa esperienza. Da buona siciliana sono molto legata alla mia terra e, seppure Vigata è un’ambientazione lontana dai luoghi in cui sono nata e cresciuta, mi è piaciuto vivere questa terra attraverso gli occhi dell’autore che ci regala delle istantanee di luoghi e vissuti che sembrano così realistici da proiettarci dentro il lettore. Mi hanno divertito tanto i teatrini tra i personaggi del commissariato, le disavventure di Mimì Augello, le gaff di Catarella, il carisma di Montalbano che, seppure vincolato nella fantasia alla figura di un attore, viene fuori dirompente anche dalle fitte pagine scritte in dialetto, anche quando appare fragile e tormentato nei sentimenti.

Mi è piaciuto molto cimentarmi in questa avventura nuova per il genere e per il linguaggio e sono curiosa di confrontarmi con altri epici romanzi di un grande scrittore la cui fama fino ad oggi mi era nota solo per sentito dire e che mi onora per avere la stessa terra natia.

domenica 24 febbraio 2019

Segnalazione: Black di T.L.Smith (Black #1)


Titolo: Black
Autrice: T.L.Smith
Serie: Black #1
Traduzione: Alice Zanzoterra
Progetto grafico:
Angelice


Sono fedele, ma tradirò.
Sono forte, ma anch’io ho cicatrici.
Sono un angelo, sì, il diavolo.
L’ho incontrata che aveva sedici anni. È arrivata come una ventata di aria fresca, giunta all’improvviso, che mi ha strappato un sorriso. Ma poi se ne è andata, portando via con sé anche il mio ultimo respiro.
Quel suo sorriso sapeva rischiarare una stanza intera e far palpitare il mio cuore nero.
L’ho ritrovata a distanza di dieci anni, con una siringa piantata dritta nel braccio.
In mezzo alle gambe si formava una pozza di sangue.

Era devastata e io ne ero felice. Non si sarebbe permessa di criticare né me né i miei modi deviati.



sabato 23 febbraio 2019

Segnalazione: Omega: La fine è solo il principio di Licia Oliviero



Titolo: Omega: La fine è solo il principio
Serie: Omega #1
Autore: Licia Oliviero
Genere: Urban fantasy
Editore: StreetLib Self-publishing
Pagine: 556
Formato: ePub, mobi, cartaceo
Prezzo ebook: 3,99€
ISBN ebook: 9788829552597
Prezzo cartaceo: 20,47€ (Amazon) 13,49€ (Mondadori) 12,74€ (IBS)
ISBN cartaceo: 9788829559916
Data di pubblicazione: 6 dicembre 2018

           

Trama: La normalità è un concetto relativo. Per Meg è assolutamente normale avventurarsi durante la notte in luoghi poco raccomandabili per dare la caccia a vampiri, zombie o fantasmi: è routine, ordinaria amministrazione, un po’ come assistere ai battibecchi tra le sue due amiche e compagne di caccia, Charlinne e Suzanne.

Persino i terribili incubi sempre più ricorrenti e che la perseguitano fanno parte della sua normalità.

D’improvviso, però, gli avvenimenti soprannaturali sembrano moltiplicarsi, il passato che Meg tenta tenacemente di seppellire riemerge e sulla Terra iniziano a comparire fin troppi demoni che invece dovrebbero essere relegati negli Inferi.

E un demone in particolare sembra essere fin troppo interessato a lei. Perché? Possibile che tutto – anche ciò che non sembra – sia collegato a lei? E perché l’intero Inferno sembra darle la caccia? Quanto sono forti le catene che la legano a un destino che lei non desidera? Sarà possibile spezzarle, oppure tutto, ogni lotta, ogni decisione, condurrà alla stessa inevitabile fine?




Estratto:

Meg si voltò verso il suo obiettivo, ma il demone era sparito. Volatilizzato.

«Sai, le persone normali non girano con così tante armi e se vedono qualcosa di così violento solitamente scappano.»

Meg trasalì e si voltò con il cuore in gola, sentendo la sua voce provenire da dietro di sé. «E tu non sai che solo i vigliacchi attaccano alle spalle?» replicò invece di andare all’assalto, ponendo però l’arma tra di loro.

Lui fece una smorfia nel tentativo mal riuscito di mascherare un sorriso. «Considerando che tra noi due sono io quello che si è ritrovato con un buco nello stomaco, direi che è lecito essere prudenti. E poi sono disarmato.»

Meg fece saettare lo sguardo verso il suo addome esposto, visto che la maglietta gliel’aveva lacerata lei, ma non c’era nessun segno di ferita. Se non fosse stato per il sangue che gli imbrattava i vestiti avrebbe pensato di averlo mancato.

«Vedi qualcosa di tuo gradimento?» le domandò con un sorriso appena un po’ malizioso.

Meg intuì di essere arrossita, combattuta tra imbarazzo e ira. Scelse la seconda e tentando di colpirlo con la lama lo redarguì: «Non so come vanno le cose dalle tue parti, ma sappi che non puoi cercare di uccidere una ragazza e allo stesso tempo flirtare con lei!»

«Qui l’unica che sta tentando di uccidermi sei tu! E ripetutamente anche!» ribatté lui, schivando i suoi attacchi.








 

Dove acquistarlo: Nei maggiori store online tra cui:






Biografia:

Licia Oliviero è nata a Torre del Greco nel 1995. Nel 2018 si è laureata in Lettere Moderne con una tesi sul genere fantastico in Pirandello e si è iscritta alla facoltà di Filologia Moderna.

Ha da sempre una fervida immaginazione e una predilezione per tutto ciò che appartiene al mondo della fantasia. Considera la lettura un bisogno primario, adora perdersi nei mondi di carta e inchiostro.

L’amore per la scrittura deriva direttamente da queste passioni, scrivere è stato inizialmente il mezzo per dare sfogo alla fantasia, mentre adesso è una necessità, capace di rapirla anche per giornate intere.

Il suo esordio letterario è stato "La Principessa degli Elfi", seguito dagli altri due volumi della trilogia fantasy: "La Principessa degli Elfi - La Rivolta" e "La Principessa degli Elfi - La Maledizione".

La sua ultima pubblicazione, "Omega: La fine è solo il principio", è l'inizio di una nuova saga urban fantasy.



Link utili:                                        












venerdì 22 febbraio 2019

Recensione #6 Sogni di mostri e divinità di Laini Taylor



Prima di lasciarvi alla recensione di Patrizia, una mia doverosa premessa. Questa recensione è la conclusione del Guppo di Lettura dedicato alla trilogia La chimera di Praga di Laini Taylor. Anche io ho partecipato a questo gruppo e mi sono divertita a leggere i vari commenti, le battute e anche le critiche. Purtroppo lo stile della Taylor non è entrato nelle mie corde e, sebbene sia una cosa che odio fare, ho dovuto abbandonare la lettura dopo la lettura dei primi due volumi, della novella dedicata a Zuzana e dopo aver anche iniziato questo terzo appuntamento. Ho sofferto tanto, ma alla fine la lettura era diventata un peso e non più un piacere. Per fortuna Patrizia ha trovato la lettura interessante, stimolante e piacevole. Ammetto che un po’ la invidio. Ieri in un momento di pausa mi spiegava quali fossero secondo lei i fattori positivi e cercava di invogliarmi a finire la lettura del romanzo. Non è riuscita a convincermi, ma ho deciso di riprovare magari più in là, a leggere questa storia.

Ora vi lascio alle parole di Patrizia.



Titolo: Sogni di morti e divinità

Autore: Laini Taylor

Pagine: 570

Editore Fazi

Data di pubblicazione: 14 luglio 2016

La misteriosa Karou è una chimera unica nel suo genere: al contrario dei suoi simili, l'eroina della trilogia "La chimera di Praga" ha sembianze umane, impreziosite da meravigliosi capelli blu. È innamorata di Akiva, un angelo dalla bellezza eterea. Angeli e chimere sono però nemici naturali, in lotta da secoli. C'è solo un modo per ristabilire la pace: tentare un'alleanza fra le chimere e quegli angeli che, come Akiva, hanno deciso di ribellarsi al loro imperatore. In questo terzo e conclusivo capitolo della saga entriamo subito nel vivo dell'azione: l'esercito degli angeli discende sulla Terra, in pieno giorno, in una Roma sfolgorante di sole, con uno stuolo di telecamere intente a riprendere e un pubblico sbalordito a osservare la scena. Nel frattempo, dopo il tradimento che ha portato la sua specie allo stremo, Karou sta ricostruendo l'esercito delle chimere e, grazie a un inganno ingegnoso, è ora alla guida della ribellione contro gli angeli. Il futuro della sua specie dipende da lei, ed è giunto il momento dello scontro finale. Riusciranno Karou e Akiva a realizzare il sogno di una realtà in cui i loro popoli smettano di distruggersi e in cui, forse, potrebbe esserci spazio per il loro amore?

 



“Tanto tempo fa

Un angelo e un diavolo premettero le mani

Sui rispettivi cuori.

E diedero inizio all’apocalisse”



Sogni di mostri e divinità è il giusto epilogo di una lunga e faticosa saga. Quando ho intrapreso la lettura del primo capitolo di questa serie, sono rimasta subito incuriosita dalla storia.  Il romanzo si apre all’insegna di una bellissima amicizia tra due ragazze, entrambe sopra le righe: Karou, una misteriosa ragazza dai capelli blu e dall’oscuro passato che ha a che fare con personaggi di dubbia provenienza, e la sfrontata Zuzana, una carismatica ragazza dalle sembianze di una bambolina. Era il mio primo Fantasy e all’inizio ho ha avuto un po' di difficoltà a seguire il percorso costellato da missioni segrete e piccoli desideri, ma, nella sua improbabilità, la storia mi ha coinvolto e incuriosito tanto da lasciarmi inchiodata al mio kindle per scoprire gli eventi che attraversano i tre romanzi e catturarne il finale.

Mi sento di dovere fare i miei complimenti all’autrice per la fantasia dimostrata e la sua capacità di creare non solo personaggi ma anche mondi, lingue, miti, leggende, intrighi ed intrecci di vite, e di renderle così incredibilmente reali. Inizialmente non credevo tanto in questa storia. Ho approcciato le prime pagine come se stessi leggendo una favoletta per adulti. Andando avanti, probabilmente grazie anche alla bravura della scrittrice e alla sua capacità di vestire di credibilità ciò che è realmente incredibile, mi sono appassionata alle vicende di questi strani e inverosimili personaggi.

Se mi chiedete cosa mi è piaciuto di questo terzo capitolo della saga de “La chimera di Praga” vi risponderei tutto! L’evoluzione della storia è coerente con ciò che ci si aspetta. Mi ha stupito scoprire che nella secolare lotta tra serafini e chimere non c’è una netta distinzione tra il bene e il male e se c’è non si capisce da quale parte effettivamente sia. Ci sono, infatti, chimere buone e serafini cattivi. Posso sicuramente affermare che, in questo terzo capitolo, buona parte delle chimere ha tutta la mia simpatia. Questi mostri sono i “sopravvissuti” di lunghe campagne di guerra, combattono perché per questo sono creati: soldati speciali dal corpo appositamente studiato per ottenere il meglio nel combattimento. Purtroppo però in questo terzo capitolo queste macchine da guerra si scoprono stanche; sono stanchi di una guerra di cui ormai non ricordano più i motivi, stanchi di cadere sul campo e sperare che qualcuno faccia in tempo a raccogliere la loro anima, stanchi di resuscitare ogni volta in un corpo diverso con il quale spesso faticano a entrare in sintonia, e si dimostrano disposti a tutto, persino allearsi con il loro nemico millenario, pur di smettere di combattere e potere riabbracciare i loro cari per i quali ormai hanno perso ogni speranza. Questa loro improvvisa fragilità le riveste di un’apparente umanità, tale che se oggi io dovessi immaginarmene una non sarebbe di certo brutta o spaventosa. E bello che la Taylor nel descriverli faccia particolare attenzione a sottolinearne una parte particolarmente bella che emerga sull’immagine globalmente brutta di una “bestia”.  E che dire dei Serafini?  Fortunatamente alcuni di loro si svegliano e decidono di fare la differenza smettendo di obbedire al loro imperatore, mentre il gruppo che vi rimane fedele è descritto come uno “stormo” di rappresentanza usato per rigirare le sciocche menti umane che da sempre associano al bello il bene e al brutto il male. La sua descrizione di Joel ci rende benissimo l’idea di chi sia la vera bestia della storia: un corpo d’angelo il cui volto deturpato ne rende quasi impressionante sostenerne lo sguardo. Come se questa sua apparenza sia in realtà lo specchio della sua bruttezza interiore.

Sento di poter certamente affermare, inoltre, che il plotone degli illegittimi ha goduto di tutta la mia stima. Loro sono stati generati per combattere senza chiedersi perché, sono i più forti guerrieri nell’esercito serafino ma riconoscono nell’ideale che li sta guidando qualcosa di sbagliato e scelgono di seguire Akiva in sogno che essi stessi, fino a poco tempo prima, ritenevano pazzia: la convivenza tra mostri e angeli.

Trovo molto positivo che l’autrice descriva ogni personaggio soffermandosi con molta cura sulle sue caratteristiche fisiche, quasi da farcelo immaginare, ma ponga anche tanta attenzione a spiegarne il suo io interiore. In questo modo di tratteggiare e delineare i personaggi spesso emerge anche un’enorme contrapposizione tra la loro presenza esteriore e quella interiore, che porta il lettore a non dare mai nulla di scontato. Anche i nuovi personaggi che compaiono in questo terzo e ultimo capitolo sono anch’essi ben presentati nonostante la loro evidente complessità, mentre prende finalmente forma l’oscura presenza degli Steliani che già nel capitolo precedente avevano manifestato il loro non chiaro coinvolgimento nella storia.

Durante la lettura sono state tante le sensazioni suscitatemi da questo capitolo conclusivo. Ho assistito con simpatia all’evoluzione interiore di alcuni personaggi come Zuzana o Liraz, ho apprezzato il sacrificio di Ziri costretto in un’esistenza non sua, più che per il bene della causa, per il profondo affetto che lo lega a Karou. Mi sono dispiaciuta per le perdite durante i combattimenti e ho gioito per chi poi si è ritrovato. Mi sono appassionata per la nascita di nuove amicizie e amori, dove prima era impossibile anche solo pensarle. E in tutto questo mi sono stupita della capacità di sopravvivenza dimostrata da Mik e Zuzana che, nonostante i loro evidenti limiti “umani” in un mondo di sovraumani, riescono a sopravvivere in tutta questa baraonda volando a cavalcioni d’improbabili mezzi di trasporto per raggiungere ogni dove l’amica Karou.  E, infine, come non fare il tifo per questo amore che ci ha tenuto con il fiato sospeso fin dal primo capitolo della storia? Mi è stato impossibile non desiderare un lieto fine da subito. Ho fortemente sperato che riuscissero a realizzare il loro sogno di amanti e a partecipare alla nascita di una nuova era per i loro popoli.  I vissuti emotivi di Akiva e Karou, alle volte a me incomprensibili, rendono le due creature mitiche e leggendarie molto umane. Questo angelo che anela al perdono della donna che ama, che si distrugge di gelosia quando la sorprende in sintonia con un altro suo simile, che continua a vigilare su di lei anche dopo essere stato messo alla porta; “Il terrore delle bestie” che soffre per amore mi ha profondamente colpito e emozionato. Mentre mi hanno indispettita l’ostinazione e la testardaggine di Karou. Avrei voluto che lei si aprisse all’amore per Akiva da subito e smettesse di rimandare la sua felicità a tempi migliori……. Poi mi sono accorta che proprio su questa attesa, e sugli eventi che la riempiono, è costruito l’intero romanzo e ho dovuto, quindi, farmene una ragione. Credo comunque che la Taylor si sia divertita un po' a farle penare queste due povere anime, regalando piccoli assaggi di serenità qua e là, ma facendoli poi ricorrere fino alla fine. Forse sul finale mi aspettavo qualcosa di più incisivo per queste due anime gemelle, ma mi piace pensare che, in un futuro magari anche lontano, possano tornare per raccontarci la loro storia da qui, da dove li abbiamo lasciati.

 Consiglio caldamente questo romanzo perché è un bellissimo mix di fantasia, sogno e realtà fortemente condito e alimentato da amore, amicizia, intrighi, inganni e lealtà che, piuttosto che ad un lieto fine, mi ha portato a sperare in un lieto inizio per i nostri beniamini e i loro amici. Chissà se riuscirò a convincerne anche la mia cara Manu…….