La falce dei cieli di Ursula K. Le Guin: e se cambiare il mondo non fosse una buona idea?
Ci sono libri che si leggono con la mente, anche quando il cuore rimane distante.
Autore: Ursula K. Le Guin
Titolo: La falce dei cieli
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 18 marzo 2025
Pagine: 228
A Portland, Oregon, nell'anno 2002 piove
sempre e la popolazione soffre di malnutrizione. In Medio Oriente infuria la
guerra e il cambiamento climatico ha peggiorato ovunque la qualità della vita.
Insomma, l'umanità non ha certo realizzato i propri sogni di pace e benessere.
Ma esiste un modo per farlo? E se fosse possibile, sarebbe una benedizione... o
una maledizione? È quello che si chiede George Orr, che vede diventare realtà
tutto ciò che sogna. Scoperto questo "dono", il dottor Haber, lo
psichiatra che lo ha in cura, tenta di costringere l'uomo a sognare ciò che lui
desidera, pensando così di liberare la Terra dai mali di sempre:
sovrappopolazione, malattie, conflitti, razzismo... Insomma, di costruire un
mondo perfetto. Ma a quale prezzo? Omaggio all'opera di Philip K. Dick,
premiato con il Locus nel 1972, “La falce dei cieli” traccia una visione
sorprendentemente profetica del nostro presente e trasferisce in una trama
appassionante una profonda riflessione sui temi della realtà e dell'illusione,
della possibilità per l'uomo di forgiare il proprio destino, oltre a una
discussione su filosofie come positivismo, taoismo, comportamentismo e
utilitarismo: «una sintesi rara e potente» ha scritto Theodore Sturgeon «di
poesia e scienza, ragione e sentimento».
Che il romanzo distopico non
sia nelle mie corde è ormai un dato di fatto. La falce dei cieli conferma quello che so da
tempo: faccio fatica a entrare pienamente in romanzi di questo tipo.
Ma allora perché ho scelto di
leggerlo? In realtà, la scelta è stata quasi obbligata. Questo testo fa parte
del corso di Filosofia politica che sto frequentando in questo semestre. La
docente ha proposto una serie di romanzi per mostrare come la filosofia possa prendere
corpo anche nella letteratura. Per lo stesso esame ho acquistato anche Il racconto dell’ancella,
ma per quello aspetterò ancora un po’.
Sinceramente, non so che cosa
mi freni nei romanzi distopici. Li trovo poco coinvolgenti e faccio fatica a
sentirmi parte del mondo che raccontano. Rimango una semplice spettatrice,
senza riuscire a respirarne davvero l’atmosfera. Anche con questa storia ho
provato sensazioni molto simili a quelle che avevo avuto leggendo La strada e Fahrenheit 451. Forse è
proprio la distanza da mondi così diversi dal nostro quotidiano a rendermi
difficile entrarci.
È sicuramente un romanzo che
ho letto soprattutto con gli occhi della studentessa e che, forse, non sono
riuscita ad affrontare con la leggerezza di un libro per svago. È stata una
lettura impegnativa, anche per una prosa che ho trovato lenta e pesante in
alcuni punti, diversa da quella a cui sono abituata. Ammetto che, dopo appena
dieci pagine, sentivo già addosso un certo peso. Certo, i temi affrontati non
sono leggeri: razzismo, sovrappopolazione, crisi climatica e potere coercitivo.
Temi che rendono questo romanzo del 1971 sorprendentemente attuale.
Sono tanti, probabilmente, i
motivi per cui ho vissuto con fatica questa lettura. Eppure, arrivata alla
fine, sono soddisfatta di averla affrontata.
Ho apprezzato particolarmente
la parte dedicata ai sogni e al loro potere. Anche in questo caso, il motivo è
molto personale: la mia prima tesi di laurea era proprio dedicata ai sogni e
alla correlazione tra sonno e sogno. Ritrovare nel romanzo temi e questioni che
avevo studiato all'epoca è stato un aspetto significativo della lettura.
Questa è una di quelle
recensioni che ho faticato a scrivere. Da una parte, non sono riuscita a vivere
pienamente il romanzo e a sentirmi coinvolta sul piano emotivo; dall'altra, ne
riconosco il valore e ho apprezzato la profondità con cui affronta temi
importanti. Non è un romanzo didascalico, ma una storia capace di stimolare
riflessioni. Ed è proprio questo che, alla fine, ha dato valore alla mia
lettura.
Non è un libro che ho amato,
ma è un testo che ritengo meriti di essere letto. Lo consiglierei soprattutto a
chi ama la distopia e non si spaventa davanti a una narrazione che procede
lentamente, lasciando spazio alle idee e alle riflessioni.





Commenti
Posta un commento