Le ragazze di Tunisi di Luca Bianchini: partire lasciando il cuore a casa

Ci sono partenze che non sono un nuovo inizio, ma un addio.

Come si fa a lasciare il luogo che senti casa, sapendo che niente sarà più come prima?


Autore: Luca Bianchini

Titolo: Le ragazze di Tunisi

Editore: Mondadori

Data di pubblicazione: 19 febbraio 2026

Pagine: 264

Chi era lei? Era siciliana? Era italiana? Era francese? In realtà si sentiva una ragazza di Tunisi.

 

«Non conoscevo davvero la storia della famiglia di mia madre, finché un giorno ho iniziato a fare domande.» Luca Bianchini

Tunisi, 1959-1961. I Brancata sono una delle tante famiglie di origine siciliana che in Tunisia hanno cercato l'America e non sempre l'hanno trovata. In compenso hanno convissuto pacificamente con i francesi, che fino ad allora comandavano, insieme a tunisini, ebrei e maltesi. In questa cornice cosmopolita, Maria - una bella trentottenne fiera e determinata - vede le sue tre figlie adolescenti diventare grandi. È lei che si occupa di loro, perché suo marito lavora in campagna ed è quasi sempre sola. Per far fronte alle difficoltà economiche, si dedica a piccoli lavori di sartoria in casa, nel quartiere di Borgel, al pianterreno di una palazzina che si affaccia su un cortile dove tutti conoscono tutti. Al piano di sopra, un vedovo silenzioso la corteggia con discrezione, ma lei è troppo occupata a tener d'occhio le sue ragazze, innanzitutto Anna, la primogenita. Sedici anni, Anna ama leggere e guardare le navi all'orizzonte e frequenta una delle migliori scuole di Tunisi grazie allo zio Jojo, il mascalzone latino di famiglia, che le paga gli studi. Per lei l'amore è ancora qualcosa di irraggiungibile, ma per fortuna ha Marinette, l'amica francese che le apre le porte di un mondo fatto di cinema, bei vestiti e passeggiate in Avenue de France. Sempre tra i piedi ci sono le sue sorelle: Vitina, che in apparenza pensa solo a cantare e a fare ginnastica, e Pupetta, il grillo parlante della famiglia. Tutto intorno, una città vivace in cui i nostri protagonisti si muovono in un tempo sospeso tra malinconia e incertezza: con l'indipendenza della Tunisia per molti si avvicina la stagione degli addii. Ma è proprio la paura del cambiamento ad accendere i cuori, far nascere nuove storie e svelare segreti, in un microcosmo fatto di zii rancorosi, vicini curiosi, couscous a volontà e serate trepidanti davanti alla tv. Le ragazze di Tunisi è un romanzo coloratissimo che emoziona e sorprende. Luca Bianchini mescola ricordi familiari ad aneddoti esilaranti in una storia comune a molti italiani. Sarebbe stato un peccato non raccontarla.


Ho terminato la lettura di Le ragazze di Tunisi e mi sono sentita persa, esattamente come Anna. Pronta a salpare verso un mondo sconosciuto, senza certezze. Lasciando il cuore nella città che mi aveva vista nascere e vivere i miei primi tormenti da adolescente.

Questo romanzo di Bianchini è tutto al femminile, racconta la storia di Maria e Anna e di tutte le donne della loro famiglia. Tra le due ero molto vicina a Maria, ma Anna ha saputo emozionarmi di più, forse proprio per la vitalità della giovinezza.

Io non so come Bianchini riesca ad entrare nell’intimo dei suoi personaggi. Ho provato emozioni così forti anche leggendo So che un giorno tornerai (qui), altro romanzo che ho amato in modo viscerale. E come lì avevo vissuto il tormento di Angela, qui mi è entrata sottopelle Anna e la sua determinazione, la sua vitalità, il suo non arrendersi. Anna affronta tutto a testa alta, come sua madre Maria. Maria ha fatto delle scelte e prosegue la sua vita in quella direzione. Non si guarda indietro: gli errori commessi le servono per andare avanti. Maria è una donna forte e da sola manda avanti la famiglia. Il marito è sempre lontano e, quando è a casa, lo si vede poco, ma quel poco che c’è cambia tutta l’atmosfera familiare. Maria ha cresciuto le figlie Anna, Vitina e Pupetta insegnando loro a pensare con la propria testa, a non lasciarsi condizionare, le ha cresciute libere. E forse è anche per questo che il rapporto tra Maria e Anna mi ha toccata così tanto: in alcuni momenti ho ritrovato qualcosa del legame che ho con mia mamma, quella complicità fatta di affetto, confronto e di una libertà che nasce anche dal sentirsi sostenute.

Non so se è un caso, ma in questo periodo mi sta capitando di leggere romanzi ambientati nel periodo storico appena studiato per l’esame; in questo caso il romanzo è ambientato nel periodo dell’indipendenza tunisina. La Tunisia ha appena conquistato l’indipendenza e il cambiamento politico si riflette anche sulla vita quotidiana della comunità italiana. Maria e Anna vedono il loro quartiere spopolarsi di connazionali, sempre più famiglie tunisine iniziano a vivere vicino a loro. Nannucio inizia ad avere difficoltà al lavoro e questo lo spinge a voler tornare in Italia, anche se sa di stare per compiere un salto nel buio.

Raccontando la vita quotidiana di Maria e Anna, Luca Bianchini ci racconta tre anni di storia, di cambiamenti. Ci racconta la difficoltà di vivere in un posto da emigrati. Certo, Anna è nata a Tunisi, ma non è tunisina: è e rimane italiana, anche se lei non sa bene cosa significhi, in realtà, esserlo. Forse è proprio questo uno degli aspetti che mi ha colpita di più: il senso di non appartenenza di Anna, nata in un luogo che ama ma che improvvisamente sembra non appartenerle più, mentre l’Italia, che dovrebbe essere la sua casa, è in realtà un luogo che conosce soltanto attraverso la famiglia.

Raccontando di Pupetta, la più piccola delle figlie di Maria, e della sua amica Fatima, l’autore ci presenta anche la vita delle donne tunisine, spose molto presto e subito madri, con una libertà molto limitata.

Con delicatezza si parla anche di donne abusate, di separazioni dolorose, di matrimoni riparatori.

È uno di quei romanzi che non puoi leggere distrattamente: hai bisogno di fermarti, assaporarlo e lasciarti accompagnare.

In questo Bianchini è bravissimo: con il suo stile calmo, con il suo ritmo pacato, ti accompagna in una passeggiata per le vie di Tunisi. Ti fa vivere la città multietnica dei primi anni sessanta. Sarà anche perché ho letto il libro lasciandomi guidare dalla voce dell’autore, che legge l’audiolibro: la sua interpretazione, con un’intonazione sempre diversa, mi ha fatto entrare ancora di più nelle pagine. È stata per me una lettura immersiva, totalizzante. E pur raccontando una storia carica di dolore, ha saputo rendere anche la spensieratezza delle giovani Brancata.  

Ho amato la descrizione dei luoghi e dei personaggi. L’inquadramento storico è puntuale, è riuscito a descrivere la quotidianità di quegli anni con tanto di tradizioni e usanze. La famiglia e il quartiere che diventano comunità, ci si aiuta gli uni con gli altri, ci si diverte insieme guardando la tv una sera a settimana tutti insieme per Canzonissima.

Bianchini, con poche pennellate di parole, descrive affreschi vividi.

Se amate le storie che sanno essere vere e vive, questo è il romanzo che fa per voi.

E ora Le ragazze di Tunisi torna a mamma, che me l'ha prestato. So già che ne parleremo, perché i libri di Bianchini sono una delle nostre passioni condivise.





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