Recensione In piedi sull’arcobaleno di Fannie Flagg

Autore: Fannie Flagg

Titolo: In piedi sull’arcobaleno

Editore: Rizzoli

Data di pubblicazione: 11 febbraio 2004

Pagine: 373

Elmwood Springs è la placida cittadina di provincia già teatro di "Pane cose e cappuccino". Questa volta la storia inizia nel 1946 ed è narrata da Dorothy, così come sono soliti chiamarla gli ascoltatori della sua trasmissione radiofonica quotidiana. Proprio attraverso la sua voce impariamo presto ad affezionarci ai tanti altri protagonisti: Bobby, il suo amato figlio di dieci anni, destinato a vivere migliaia di vite, la maggior parte immaginarie; il carismatico Hamm Sparks, che inizia vendendo trattori e finisce a vendere se stesso come politico, amato da due donne diverse come il giorno e la notte; Beatrice Woods, la ragazza cieca dalla voce angelica; e la favolosa Minnie Oatman, voce solista del locale coro gospel.

In piedi sopra l’arcobaleno è il quinto romanzo della Flagg che leggo, questo per dire che è una delle autrici che più mi piacciono, pur avendola scoperta da poco.

Della sua narrazione apprezzo il fatto che riesca a portare “in viaggio nel tempo” il lettore e che, raccontando storie di gente comune, parli di storia americana, di evoluzione culturale, di politica e di costume. I suoi racconti potrebbero benissimo essere dei documentari. Sono ricchi di informazioni, che però riesci a trovare solo se ti lasci trasportare dai personaggi dei suoi romanzi.

Questa lettura però mi ha un po’ spiazzata. Non è la solita Flagg, o meglio non è quella che mi aspettavo avendo già letto altro di questa autrice.

In questa occasione ho avuto difficoltà a trovare la giusta chiave, insomma ho impiegato un po’ di più a entrare in sintonia con i personaggi. Forse perché questa volta, a differenza delle mie precedenti letture, non c’è un solo protagonista, ma ci sono tanti personaggi che hanno risalto più o meno alto all’interno della narrazione.

Inizialmente pensavo che il centro della narrazione fosse Bobby, un ragazzino bello vivace. Quasi subito però è entrata in campo Dorothy e la sua trasmissione radiofonica. Dorothy è forse il filo che lega le varie storie, ma sicuramente non è la protagonista. È vero che attraverso le sue trasmissioni riusciamo a conoscere usi e costumi dell’America a partire dal secondo dopoguerra fino a quasi i giorni nostri. Il romanzo infatti ci accompagna dagli anni Quaranta agli anni Novanta del ventesimo secolo. Attraverso Dorothy vediamo quanto sia cambiata la società americana, conosciamo il forte peso che la pubblicità esercita su di noi e anche quanta influenza possa avere la politica.

Poi è entrata in gioco Betty Raye. Ho amato questo personaggio. Credo sia quello che ha avuto l’evoluzione migliore in tutta la storia. Timida e quasi sottomessa, alla fine prende coraggio e consapevolezza del proprio valore, fino a raggiungere quello che ha sempre desiderato. Con Betty Raye abbiamo anche modo di capire quali grandi passi avanti abbiano fatto le donne nel mondo della politica (tema quanto mai attuale).

Insomma, i romanzi della Flagg sono belli perché lei scrive bene, ma soprattutto perché, attraverso la narrazione, impariamo sempre qualcosa sul passato e sulle grandi conquiste che nel corso della Storia abbiamo realizzato. Ogni suo romanzo racconta di evoluzione. E sempre con al centro le donne.

Anche questo romanzo è un romanzo al femminile.

Ho solo sofferto un po’ la mancanza di una trama più lineare. Sono tante scene diverse che a volte mi hanno disorientata, come quando in un film cambiano troppo spesso inquadratura. Ma non posso che affermare che ancora una volta sono rimasta affascinata dalla storia narrata e dallo stile narrativo di questa autrice. Le sue parole scorrono come un fiume placido e ti trovi a nuotare nella calma della vita di una piccola cittadina americana.




Con questa lettura partecipo alla rubrica L’angolo vintage. Anche questo libro stazionava nella mia libreria da un tempo infinito e sono felice di averlo finalmente letto.

 






Commenti

  1. sono una delle poche persone al mondo a cui la Flagg non piace, anche se fa delle copertine bellissime

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