Le notti bianche di Fëdor Dostoevskij: tra lettura silenziosa e memoria personale – la mia esperienza alla Tempesta Silenziosa

Ho riletto Le notti bianche dopo più di trent’anni. E non ero la stessa lettrice.

 


Autore: Fëdor Dostoevskij

Titolo: Le notti bianche

Editore: Bompiani

Data di pubblicazione: 1992

Pagine: 128

Un intero minuto di beatitudine: cosi il Sognatore-protagonista e narratore di questo racconto riassume a fulminea, inaspettata esperienza del suo incontro con a romantica e affascinante Nàstenka. Un incontro d'amore irripetibile che illumina a vita di due persone condannate ala solitudine.

 



Perché parlare di questo racconto giovanile di Dostoevskij? Semplice: perché il 17 giugno 2026, a Roma, si è svolto l’evento La Tempesta Silenziosa, ideato da Baricco. Tutti i lettori, ciascuno con la propria copia del romanzo – distribuita da Roma Capitale – all’ora del tramonto hanno iniziato a leggere Le notti bianche. Le prime pagine sono state lette da Baricco; poi, piano piano, la sua voce è andata scemando e, accompagnati da un sottofondo musicale molto delicato, abbiamo proseguito la lettura in silenzio.


Io ho partecipato all’evento con le mie amiche in Bottèga. È stata una serata bellissima, quasi magica. Quando la voce di Baricco ha lasciato spazio al silenzio, ho avuto la sensazione che il tempo rallentasse. Ognuno era immerso nella propria lettura eppure faceva parte di qualcosa di condiviso. È stata questa, per me, la vera magia della serata. Condividere questa esperienza proprio in Bottèga, un luogo che per me è diventato un piccolo rifugio di amicizie e letture, l'ha resa ancora più speciale. Al termine dell’incontro abbiamo commentato insieme ciò che avevamo provato durante quella lettura collettiva e, allo stesso tempo, profondamente personale.

Avevo con me la mia copia del romanzo, una copia molto vissuta. Avevo già letto Le notti bianche da ragazza, durante gli anni universitari, e ne conservavo un ricordo piuttosto vago. L’ho riletto con piacere, ma sinceramente non l’ho apprezzato particolarmente. Una sensazione che mi ha sorpresa. La mia edizione del 1992 era tutta sottolineata e ricca di appunti; quella che ho usato l’altra sera, invece, è rimasta pressoché intonsa. Ho sottolineato pochissime frasi e annotato ben poco.

Sfogliando quella vecchia copia mi sono chiesta cosa avesse colpito la me ventenne. Le sottolineature erano numerose, gli appunti fitti. Oggi, invece, mi sono ritrovata a leggere quasi senza matita in mano. È stato come incontrare una lettrice che conoscevo bene e che, allo stesso tempo, non riconoscevo più.

Ciò che mi ha colpito maggiormente è che non ricordavo quasi nulla della storia. L’unico elemento rimasto nella mia memoria era la nonna che lega la nipote alla propria veste con uno spillo per poterla controllare. Tutto il resto è stato una scoperta.

Probabilmente il fatto di averlo riletto a più di trent’anni di distanza ha avuto il suo peso.

Forse, però, questa volta ho compreso meglio il senso di profonda solitudine che accompagna i due protagonisti. Una solitudine quasi inspiegabile, data la loro giovane età. Nastenka è persa in un amore lontano e legato a una promessa; il Sognatore vive in una dimensione fatta di malinconia e disillusione. Questi due giovani si incontrano, riconoscono l’uno la solitudine dell’altra e cercano conforto l’una nell’altro. Poi, però, arriva il mattino.

Tutto ciò che hanno vissuto e provato rimane nascosto tra le tenebre della notte, come qualcosa di segreto e inconfessabile. È un racconto attraversato da una profonda malinconia, una tristezza sottile che, pagina dopo pagina, sembra insinuarsi nelle ossa.

Mi sono chiesta come mai fosse stato scelto proprio questo romanzo per l’evento e non ho trovato una risposta certa. Forse il collegamento è da cercare nelle atmosfere del racconto, nell’incipit che parla di un cielo pieno di stelle e di una notte fatta per i giovani, oppure nella natura stessa di questa storia: un incontro fugace, intenso e destinato a lasciare una traccia.

A conclusione della lettura, durata circa un’ora, posso dire che Le notti bianche non è stato un racconto nelle mie corde. Eppure sono grata di averlo riletto in questa occasione speciale. Non sempre ricordiamo un libro per la storia che racconta; a volte lo ricordiamo per il momento in cui lo abbiamo letto. E questa lettura silenziosa condivisa merita certamente di essere ricordata.



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