Anna Karenina di Lev Tolstoj: ho capito la sua grandezza, ma non me ne sono innamorata
Ci sono libri che si divorano e libri che si attraversano con fatica. Anna Karenina, per me, è stato uno di questi: un classico monumentale che mi ha fatto riflettere molto più di quanto mi abbia emozionata.
Autore: Lev Tolstoj
Titolo: Anna Karenina
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 24 aprile 2017
Pagine: 908
Una storia travolgente di grande passione e
trasgressione, di sguardi incrociati, voti traditi, drammi coniugali, slanci
romantici, ideali infranti, verità ultime. A oltre settant'anni dalla storica
edizione di Leone Ginzburg, che ha fatto conoscere “Anna Karenina” a
generazioni di lettori, il capolavoro di Tolstoj viene ora pubblicato nella
traduzione di Claudia Zonghetti.
E ci risiamo! Ho
letto uno dei grandi classici che, se digitiamo su un qualsiasi motore di
ricerca, tutti ci dicono essere un "must". Perché non si può vivere
senza aver letto Anna Karenina, vero? Beh, io vivevo benissimo...
Ci vuole anche qui una premessa: come sono
arrivata a leggere questo romanzo? Colpa delle amiche de La Bottèga, che, per coinvolgermi, mi hanno detto: «Del resto si
tratta di un rosa!».
Mi sento di dire loro: «Bugiarde!».
Anna Karenina è un trattato politico, non un romanzo rosa. Sì, certo, parla di amore e di amore in tutte le sue declinazioni. C'è l'amore passionale, c'è l'amore di circostanza, quasi rassegnato, c'è l'amore candido che nasce dall'innamoramento e si concretizza nella vita tranquilla di famiglia, c'è l'amore trasgressivo, c'è l'amore traditore... ma tutto questo fa da cornice a riflessioni sul bene superiore, sulla politica della Russia di fine Ottocento e sul ruolo della donna.
Sinceramente non sono riuscita ad appassionarmi a questa lettura. Ho apprezzato molto, però, la capacità dell'autore di entrare nella mente dei diversi personaggi. Tolstoj riesce a farci sentire i pensieri di Levin e il suo tormento nella ricerca della fede e, allo stesso modo, ci fa vivere il travaglio emotivo di Anna e il suo amore malato per Vronskij.
Il mio personaggio preferito è Karenin, il marito di Anna. Non è certamente un uomo facile da amare: è rigido, freddo e profondamente legato alle convenzioni sociali. Tuttavia l'ho trovato coerente con se stesso. È un uomo fermo sulle proprie posizioni, tanto da opporsi sempre al divorzio perché, secondo lui, è più importante salvaguardare le apparenze. Certo, ha perso un po' di punti ai miei occhi nel momento in cui ha lasciato la gestione della propria casa e del figlio alla principessa Lidija Ivànovna.
Tolstoj porta poi nel romanzo la società
aristocratica di una Russia che sta attraversando un periodo di crisi. Presenta
con un tratto pungente il pensiero della società nei confronti delle donne. È
un affresco di quello che è il giudizio comune sul tradimento: all'uomo tutto è
permesso, ma se a tradire è una donna allora è un'altra cosa.
Il romanzo si apre con il tradimento di Oblonskij e con Anna che corre a cercare di riportare la pace tra il fratello e la moglie Dolly, ma poi è la stessa Anna a cadere nella tentazione amorosa e a vivere il tradimento sulla propria pelle. Se Oblonskij non subisce il giudizio degli altri, Anna viene trattata da donnaccia. Lo stesso Vronskij continua a vivere la sua vita sociale e mondana, mentre Anna è costretta a rimanere chiusa in casa. Tolstoj porta in scena l'ipocrisia del mondo e, in questo senso, possiamo dire che si tratta di un romanzo molto attuale.
Non ho amato Anna e Vronskij, soprattutto
quest'ultimo. È un uomo che non riesce a gestire le conseguenze delle proprie
scelte. Davanti alla malattia di Anna si spara e, quando lei muore, parte
addirittura per il fronte, incapace di immaginare una vita senza la donna che
ama. Quello tra i due è un amore malato, tanto da parte di Anna quanto da parte
di Vronskij. È una passione che li travolge e che loro non riescono a
governare, fino a quando si trasforma in qualcosa di morboso.
Levin invece è pesante... tutto preso dalla politica, dall'agricoltura e dal suo dilemma religioso. Però il suo amore per Kitty è tenero e caldo. Tra tutte le coppie del romanzo è quella che ho percepito come più sana.
Alla fine della lettura mi sono domandata
perché il romanzo si intitoli Anna Karenina. È vero che la storia di
Anna è centrale, ma per gran parte del libro la voce portante mi è sembrata
quella di Levin.
Ho faticato nella lettura, ma sono contenta di aver affrontato questo classico. È un affresco della società di fine Ottocento che, per molti aspetti, continua a parlare anche al presente.
E chiaramente, dopo la lettura, in Bottèga abbiamo organizzato la serata film...
Dico subito che ero prevenuta e mi aspettavo un film lento e pesante. Invece mi sono trovata davanti a una versione cinematografica diversa dal solito, molto originale e capace di catturare l'attenzione. Una trasposizione molto fedele; peccato che siano state tagliate molte parti. Oddio, va benissimo che siano state eliminate tutta la questione della riforma agraria e le lunghe riflessioni di Levin sui suoi dubbi religiosi, ma alcune scene avrebbero avuto bisogno di maggiori collegamenti, che nella versione cinematografica di fatto mancano. Alcuni cambi di scena si colgono davvero solo se si è letto il romanzo.
Ho trovato anche i personaggi molto fedeli agli originali letterari. Vronskij per me era davvero così: sciapo, quasi insulso. Levin me lo ero immaginato proprio come nel film, solo un po' più prestante. Anna, invece, è decisamente spettacolare: l'attrice ha saputo interpretare gli sbalzi d'umore, la voglia di trasgressione e la passione. Ecco, mi è piaciuta più l'Anna del film di quella del romanzo!
Il film mette bene in risalto l'ipocrisia della società, mentre mostra meno le diverse sfaccettature dell'amore. Nel romanzo Tolstoj contrappone l'amore passionale a quello familiare; qui, a eccezione di alcune scene della vita di Levin e Kitty, questa contrapposizione si percepisce molto meno.
Tutto sommato il film mi è piaciuto e, poiché
è concentrato sulla figura di Anna, capisco bene perché si intitoli Anna
Karenina. Il romanzo, forse, avrebbe avuto bisogno di alcuni (non tutti!)
dei tagli che sono stati operati nella versione cinematografica.
Aver visto il film non ha modificato la mia opinione sul romanzo; semmai ha confermato che questa storia non era proprio nelle mie corde.





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