mercoledì 27 febbraio 2019

Incontro con… Antonio Manzini


Il 10 febbraio 2019, presso la Libreria Nuova Europa nel CC I Granai a Roma, ho assistito alla presentazione dell’ultimo libro di Antonio Manzini: Rien ne va plus.



Non ho mai letto nulla di Manzini, ma avevo avuto modo di partecipare a un evento con lui protagonista a Plpl17 ed ero rimasta colpita dalla sua simpatia. Molte amiche blogger mi hanno parlato di questa serie e del suo protagonista, Rocco Schiavone. Tanto che ho scoperto che è anche una fiction della RAI – Dovrò decidermi a guardarla!!!

Spinta dalla curiosità, ho acquistato il primo volume della serie, Pista Nera, che voglio leggere al più presto, e poi ho deciso di partecipare a questa presentazione. Manzini è stato davvero divertente, un mattatore. Sa ben tenere la scena (forse perché è stato un attore teatrale), ma soprattutto sa quando intervenire, insomma conosce bene i tempi comici. La presentazione è stata divertente, oltre ad essere stata molto interessante. L’incontro è stato moderato dall’editor di Manzini, Mattia Carratello. Mattia si è rivelato una splendida “spalla” per il mattatore della giornata.



Titolo: Rien ne va plus

Autore: Antonio Manzini

Casa Editrice: Sellerio editore Palermo

Data di pubblicazione: 10 gennaio 2019

Pagine: 310



Scompare, letteralmente nel nulla, un furgone portavalori. Era carico di quasi tre milioni, le entrate del casinò di Saint-Vincent. Le dichiarazioni di una delle guardie, lasciata stordita sul terreno, mettono in moto delle indagini abbastanza rutinarie per rapina. Ma nell'intuizione del vicequestore Rocco Schiavone c'è qualcosa - lui la chiama «odore» - che non si incastra, qualcosa che a sorpresa collega tutto a un caso precedente che continua a rodergli dentro. «Doveva ricominciare daccapo, l'omicidio del ragioniere Favre aspettava ancora un mandante e forse c'era un dettaglio, un odore che non aveva percepito». Contro il parere dei capi della questura e della procura che vorrebbero libero il campo per un'inchiesta più altisonante, inizia così a macinare indizi verso una verità che come al solito nella sua esperienza pone interrogativi esistenziali pesanti. Il suo metodo è molto oltre l'ortodossia di un funzionario ben pettinato e la sua vita è piena di complicazioni e contraddizioni. Forse per un represso desiderio di paternità, il rapporto con il giovane Gabriele, suo vicino di casa solitario, è sempre più vincolante. Lupa «la cucciolona» si è installata stabilmente nella sua giornata. Ma le ombre del passato si addensano sempre più minacciose: la morte del killer Baiocchi, assassino della moglie Marina, e il suo cadavere mai ritrovato; la precisa, verificata sensazione di essere sotto la lente dei servizi, per motivi ignoti. Sembra che in questo romanzo molti nodi vengano al pettine, i segreti e i misteri; ed in effetti, intrecciate al filone principale, varie storie si svolgono. Così come si articolano le vicende personali (amori, vizi, sogni) che sfaccettano tutti gli sgarrupati collaboratori in questura di Rocco. Una complessità e una ricchezza che danno la prova che Antonio Manzini si proietta oltre il romanzo poliziesco, verso una più universale rappresentazione della vita sociale e soprattutto di quella psicologica e morale. Ed è così che il personaggio Rocco Schiavone, con il suo modo contorto di essere appassionato, con il suo modo di soffrire, di chiedere affetto, è destinato a restare impresso nella memoria dei suoi lettori.



Nota: le parole dell’autore in blu e in corsivo. Le domande e le affermazioni di Mattia Carratello in verde e in corsivo.



Mattia inizia subito notando che nei romanzi di  Antonio Manzini ci sono sempre delle opposizioni: Roma-Aosta, passato-presente, la moglie e le altre donne, i buoni e i cattivi, le guardie e i ladri, la serie e il romanzo...

Guardie e ladri sono amici, in un mondo pre-globalizzazione vengono dallo stesso mondo, si conoscevano per nome e conoscevano i propri difetti. Anzi, delle Guardie riconoscevano dei furti o delle rapine da alcuni dettagli. Era una opposizione ingenua, quasi da Don Camillo e Peppone, poi è diventata un’altra cosa con l’arrivo della mafia. Rocco e i suoi amici sono dei vecchi banditi, perché sostanzialmente è un bandito e i suoi amici banditi sono all’acqua di rose, vivono di espedienti malavitosi. La stessa contrapposizione che c’è tra la moglie e le donne, con la moglie morta e le altre. Questo senso di colpa per la morte della moglie. Le altre donne non possono prendere il posto di Marina, sono delle avventure solo fisiche.

  

Le opposizioni presenti nei libri di Manzini non sono delineate: non è che Roma è bella e Aosta è brutta. Tutto è estremamente disordinato. E in questo mondo c’è lo spazio per momenti di gentilezza, Rocco (e la sua squadra) ha momenti di gentilezza verso i più deboli.

Questa arriva dall’educazione popolare di Rocco, da essere nato a Trastevere nel ’66, dall’essere stato cresciuto dalla nonna, dalla mamma che rispettava le debolezze. È la sua educazione da ragazzino. È forse la migliore qualità di questo personaggio.



Per il povero Rocco, Aosta è un po’ la Russia.

È una Russia comoda, è un posto dove lui non vuole stare. È dal 2013 che mi domandano “Ma perché lo hai mandato ad Aosta?”. Sono tanti i motivi: perché la conosco e la posso raccontare, perché lui somiglia alla Valle d’Aosta. La Valle d’Aosta è il posto meno accogliente del Paese, come Rocco. Però come Rocco ha poi posti splendidi. Basta girare un po’ e trovi dei posti splendidi, dei gioielli. E anche Rocco ha dei gioielli.



Tu ora sei molto poetico, ma niente toglie dalla testa dei lettori che Rocco stava a Roma, eterna primavera, e l’hanno mandato ad Aosta. Niente toglie dalla testa che Aosta è il posto peggiore del mondo.

Io amo la Valle d’Aosta, ma so che può non piacere. Se la montagna ti è nemica, lì non c’hai un amico, perché qualsiasi cosa ti propongono ha a che fare con la montagna.



Rocco Schiavone ha iniziato ad insegnare il romano agli aostani, ha iniziato una sorta di colonizzazione linguistica (un po’ come Camilleri che ha obbligato i suoi lettori a imparare il siciliano). Ce la può fare secondo te?

NO! È una lotta impari. No, perché non hanno capito le cose basilari. D’estate, dopo che hai mangiato, che ti sei sfondato, se non hai in bocca una fetta di cocomero non sei soddisfatto… Questo non lo capiscono e infatti lo chiamano anguria. Che non si sa cosa sia l’anguria.



Quindi Mattia e Manzini passano a parlare di Rocco. Antonio descrive Rocco come un depresso. Tipico del depresso è appoggiarsi alle cose che sa, per questo Rocco è legato al romano, non ce la fa a sforzarsi. Quindi pretende che il valdostano capisca.



Rocco pensa molto spesso al passato. Nonostante si guardi spesso indietro, Rocco Schiavone non è un nostalgico.

Succede ad alcune persone che a un certo punto è successo qualcosa di tremendo e da quel punto in poi si guarda sempre a ciò che è successo. Schiavone non è moderno, è rimasto al 1986. In quel momento lì è successo qualcosa. Va avanti come tutti, ma è rimasto lì. Non riesce più ad andare avanti. Non è nostalgia, è vita che non c’è più.



Manzini ha poi iniziato a parlare con Mattia delle contaminazioni tra romanzo e fiction televisiva e viceversa. Questo perché ora i personaggi del romanzo hanno corpo e voce, proprio per colpa della serie televisiva. Nel loro dialogo hanno raccontato aneddoti legati alla serie e soprattutto all’adattamento del romanzo alla serie.





Al termine, l’autore si è fermato a firmare le copie del suo romanzo. Io ho portato il volume che ha iniziato la serie, Pista nera, e quando l’ho fatto firmare ho detto di non conoscere il suo personaggio, Rocco Schiavone. Quindi nel firmarmi la copia ha scritto “Speriamo bene!”.



Biografia di Antonio Manzini



Antonio Manzini, attore, scrittore e sceneggiatore italiano, è nato a Roma nel 1964. Dopo aver frequentato l’Accademia Nazionale d'Arte Drammatica, ha lavorato come attore sia cinematografico che televisivo; tra le interpretazioni nelle serie televisive si ricordano quelle in Linda e il brigadiere (2000) e Tutti per Bruno (2010). Al lavoro come sceneggiatore (come in Il siero della vanità, 2004 e Come Dio comanda, 2008) ha affiancato anche quello di regista. Ai due primi romanzi gialli pubblicati (Sangue Marcio, 2005 e La giostra dei criceti, 2007) sono seguiti Pista nera (2013), La costola di Adamo (2014) e, tutti del 2015, Non è stagione, Era di maggio e uno dei racconti contenuti nel volume Turisti in giallo, che hanno come protagonista il vicequestore Rocco Schiavone, poliziotto fuori dagli schemi e poco attento alle forme; dello stesso anno è anche il romanzo breve Sull'orlo del precipizio, mentre tra i lavori successivi vanno citati, tutti nel 2016, Cinque indagini romane per Rocco Schiavone, uno dei racconti dell'antologia Il calcio in giallo, i romanzi 7-7-2007 e Orfani bianchi; nel 2017 La giostra dei criceti, uno dei racconti dell'antologia Viaggiare in giallo, il thriller Pulvis et umbra e uno dei racconti dell'antologia Un anno in giallo. Cosceneggiatore nel 2016 della fiction Rocco Schiavone, che racconta le vicende del vicequestore nato dalla sua penna, nel 2018 ha pubblicato L'anello mancante e Fate il vostro gioco e nel 2019 Rien ne va plus.



Le foto presenti nel post sono state prese dalla pagina FB della Libreria Nova Europa (Roma).

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