Lettura con il figlio: Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello

Vacanze di Natale e quindi lettura assegnata dalla mitica prof di mio figlio. Questa volta ha dato come lettura un classico della letteratura italiana: Luigi Pirandello. Chiaramente avevo già in libreria il libro consigliato e a sfogliarlo mi sono accorta che lo avevo anche letto in passato; ho infatti trovato sottolineature e appunti a margine, ma giuro che non lo ricordavo per nulla. Ricordo di aver letto Il fu Mattia Pascal e alcune novelle, ricordo anche qualcosa, a sprazzi, di Sei personaggi in cerca di autore, ma sono tutti vaghi ricordi.

Autore: Luigi Pirandello

Titolo: Uno, nessuno e centomila

Editore: Mondadori

Data di pubblicazione: febbraio 1986

Pagine: 225

Da uno specchio, superficie ambigua e inquietante, emerge un giorno per Gengè un volto di sé finora ignorato: un naso inopinatamente in pendenza verso destra. Inizia qui, con una certa parentela con il protagonista del celebre romanzo di Sterne, quel Tristram Shandy dallo "sfortunato naso schiacciato", l'avventura di Vitangelo (Gengè) Moscarda, sdoppiato in un altro se stesso, conosciuto solo dallo sguardo altrui. Un passo più in là e le cose si complicano: Moscarda non è più alle prese con un solo estraneo, bensì con centomila estranei che convivono in lui, secondo la realtà che gli altri gli danno, "ciascuno a suo modo". Nello sfuggire alle proprie centomila realtà, Gengè si troverà a rinnegare qualunque "forma": la via d'uscita sarà allora l'alienazione totale, non solo da qualsiasi cosa sua, ma perfino da se stesso. Non resterà, dunque, che accertarsi come "nessuno", smarrendo ogni identità e disperdendosi nel mare dell'essere. Con "Uno, nessuno e centomila", romanzo rimasto per lunghi anni in elaborazione tra le carte di Pirandello, giunge al suo limite estremo la scomposizione del personaggio pirandelliano, già comicamente 'nato fuori di chiave', violino e contrabbasso al tempo stesso, perciò incline a sezionare e disgregare tutto, perfino se stesso, in opposte, contraddittorie riflessioni.

 

Un libro, due opinioni. In azzurro il punto di vista di Miki, in verde il mio.

 

Nelle risposte potrebbe esserci rischio spoiler!

 

1.                 Ti è piaciuto il libro?

 

Il “Libro primo” sì, perché è quello in cui l’autore spiega la sua idea, è molto chiaro e si capisce il ragionamento; i seguenti non mi sono piaciuti perché sono una ripetizione inutile. Per spiegare effettivamente quello che succede nel proseguimento della storia, lo scrittore spende solo poche frasi.

 

Non saprei dire se mi è piaciuto o meno, è un libro diverso da quello che mi aspettavo. Sicuramente non sceglierei di rileggerlo.

 

2.                Che emozioni ti ha fatto provare la lettura?

 

Curiosità e interesse, specie per la prima parte.

 

Emozioni nessuna, mi sono un po’ annoiata, ma al tempo stesso l’ho trovato a tratti interessante. Sono combattuta. Ci sono brani che mi hanno fatto pensare e ci sono brani che non vedevo l’ora che finissero.

 

3.                Cosa pensi dei protagonisti?

 

Ad essere sincero, a volte capita anche a me: da una cosa “inutile” inizio con mille discorsi che poi non portano a niente, quindi capisco i problemi mentali di Gengè, che non sono poi tanto diversi dai miei.

 

Gengè è l’unico protagonista. Questo romanzo è il suo monologo delirante. La moglie Dida è solo una figura marginale.

 

4.                Con quale personaggio sei entrato maggiormente in empatia?

 

Gengè, ma non più di tanto.

 

Entrare in empatia con Gengè è pressoché impossibile. Sicuramente ti induce a pensare.

 

5.                Quale personaggio avresti preso a “sberle”?

 

Anna Rosa, è quella che tra tutti mi sta più antipatica, soprattutto per il fatto che abbia sparato, così a caso, a Gengè.

 

Dida mi è stata antipatica fin da subito, cioè da quando ha fatto notare al marito il naso che pende a destra. L’ho detestata nella scena dell’acconciatura.

 

 

6.        Come hai trovato lo stile dello/della scrittore/scrittrice?

 

Lo stile è un po’ ripetitivo, però è chiaro. Si capisce cosa stai leggendo. Tuttavia ho notato l’uso di una scrittura un po’ antica.

 

Sicuramente non è uno stile facile. È scorrevole, le parole scivolano via. Si avverte però che è di un altro tempo, di un’altra epoca. Le frasi sono lunghe, a volte molto arzigogolate.

 

7.        Quale aggettivo descrive meglio il libro?

 

Problematico, però in un certo senso “carino”.

 

Delirante.

 

8.        Quante stelline gli dai?

 

Tre.

 

Tre.

 

9.        Consiglieresti ai tuoi amici di leggerlo?

 

In realtà sì, è bene che lo leggano.

 

Beh, sicuramente sì. Al contrario di tanti altri classici che mi hanno lasciata totalmente indifferente, ammetto che questo merita di essere letto. Per essere strano è strano, ma ha il suo perché.

 

10.      C’è un episodio che ti ha colpito maggiormente?

 

In realtà mi è piaciuto solo il “Libro primo” e non ho altri brani o episodi che mi abbiano appassionato tanto quanto quella parte.

 

In realtà non posso dire di avere un brano che mi abbia colpito. Ci sono però alcuni passi che mi hanno fatto riflettere maggiormente o che mi hanno fatto capire meglio ciò che avevo studiato da ragazza. Insomma, è proprio vero che, quando si è ragazzi, molte cose non le apprezziamo, non vediamo il loro reale valore. Dobbiamo però sedimentarle e tornarci su quando siamo più maturi.

 

11.       Cosa ti ha insegnato/trasmesso questo libro?

 

Leggendolo, ho rielaborato quello che avevo studiato alle scuole medie e quindi ora l’ho capito in modo più approfondito, l’ho potuto apprezzare.

 

Ho finalmente capito il concetto di “maschera”. Quante volte ho studiato che si deve alla poetica di Pirandello il concetto di maschera, per cui ognuno si mostra in un determinato modo agli altri… Beh, leggendo questo romanzo, ho capito il vero significato di questa teoria. Devo anche ammettere che mi ha costretto a pensare e rimuginare sull’idea che io ho di me stessa e su quella che gli altri hanno di me, certo però che poi non mi sono lasciata andare alle estenuanti elucubrazioni (per non dire altro) che fa Gengè.

 

12.            Citazione preferita?

 

Non mi sono segnato delle frasi particolari, un po’ come accade sempre quando leggo.

 

… i vostri mobili sono, come i ricordi della vostra intimità domestica, insaporati di quel particolare alito che cova in ogni casa e che dà alla nostra vita quasi un odore che più s’avverte quando ci vien meno, appena cioè, entrando in un’altra casa, vi avvertiamo un alito diverso.

 

13.            Il finale ti è piaciuto?

 

No. Il “Libro settimo” e il “Libro ottavo” li ho trovati particolarmente noiosi e quasi inutili.

 

Devo fare una premessa: l’ultima parte del romanzo mi ha un po’ stupita, è come se fosse un altro romanzo rispetto a quanto letto prima. Gengè all’inizio è quasi antipatico, alla fine mi ha fatto pena. Il finale proprio è arrivato quasi inaspettato, l’ho trovato crepuscolare.

 

Il libro è stato particolarmente strano, ma l’ho apprezzato anche se non mi è piaciuto in modo specifico. Ora però sono quasi dispiaciuta che mio figlio sia in quinto superiore, perché tra pochi mesi non avrò più la scusa di leggere insieme a lui i romanzi che la prof proponeva.



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