lunedì 25 febbraio 2019

Recensione #7: Il metodo Catalanotti di Andrea Camilleri



Autore: Andrea Camilleri

Titolo: Il metodo Catalanotti

Editore: Sellerio editore Palermo

Data: 31 maggio 2018

Pagine: 293

"Il commissario Montalbano crede di muoversi dentro una storia. Si accorge di essere finito in una storia diversa. E si ritrova alla fine in un altro romanzo, ingegnosamente apparentato con le storie dentro le quali si è trovato prima a peregrinare. È un gioco di specchi che si rifrange sulla trama di un giallo, improbabile in apparenza e invece esatto: poco incline ad accomodarsi nella gabbia del genere, dati i diversi e collaborativi gradi di responsabilità, di chi muore e di chi uccide, in una situazione imponderabile e squisitamente ironica. Tutto accade in una Vigàta, che non è risparmiata dai drammi familiari della disoccupazione; e dalle violenze domestiche. La passione civile avvampa di sdegno il commissario, che ricorre a una «farfantaria» per togliere dai guai una giovane coppia di disoccupati colpevoli solo di voler metter su una famiglia. Per quanto impegnato in più fronti, Montalbano tiene tutto sotto controllo. Le indagini lo portano a occuparsi dell'attività esaltante di una compagnia di teatro amatoriale che, fra i componenti del direttorio, annovera Carmelo Catalanotti: figura complessa, e segreta, di artista e di usuraio insieme; e in quanto regista, sperimentatore di un metodo di recitazione traumatico, fondato non sulla mimèsi delle azioni sceniche, ma sull'identificazione delle passioni più oscure degli attori con il similvero della recita. Catalanotti ha una sua cultura teatrale aggiornata sulle avanguardie del Novecento. È convinto del primato del testo. E della necessità di lavorare sull'attore, indotto a confrontarsi con le sue verità più profonde ed estreme. Il romanzo intreccia racconto e passione teatrale. Nel corso delle indagini, Montalbano ha la rivelazione di un amore improvviso, che gli scatena una dolcezza irrequieta di vita: un recupero di giovinezza negli anni tardi. Livia è lontana, assente. Sulla bella malinconia del commissario si chiude questo possente romanzo dedicato alla passione per il teatro (che è quella stessa dell'autore) e alla passione amorosa. Un romanzo, tecnicamente suggestivo, che una relazione dirompente racconta in modo da farle raggiungere il più alto grado di combustione nei versi di una personale antologia di poeti; e, all'interno della sua storia, traspone i racconti dei personaggi in colonne visive messe in moviola perché il commissario possa farle scorrere e rallentare a suo piacimento." (Salvatore Silvano Nigro).



Inizio subito col dire che questo è il primo romanzo del grande Camilleri che io ho letto.

Ho sempre apprezzato le storie del famigliarissimo commissario Montalbano con tutti i suoi personaggi e non ho mai perso una puntata fin dalla prima serie, ma non immaginavo che leggerne i libri potesse essere cento mila volte più bello. Sinceramente ho avuto qualche difficoltà nella lettura dei primi capitoli: il libro è interamente scritto in dialetto e io, pur essendo siciliana, abitualmente non parlo il siciliano figurarsi leggerlo. In più provengo dalla punta opposta della Sicilia rispetto ai luoghi in cui è ambientata la storia per cui il dialetto usato è molto lontano da quello che conosco. Superata questa prima difficoltà iniziale è stato per me un lauto banchetto. Ho divorato il libro, che essendo un giallo, non si tradisce fine alla fine con continui cambi di scena, sospettati e storie.

Questo romanzo oltre ad essere un giallo poliziesco di una Sicilia fortemente attuale ma che sembra quasi datata per cultura e tradizione, non è fatto solo di morti ammazzati e di rotture di cabasisi per il povero commissario. Le indagini, infatti, lo portano ad occuparsi di teatro e di una compagnia amatoriale di cui fa parte, in qualità di regista, Carmelo Catalanotti, un personaggio ambiguo e complesso, sperimentatore di un particolare metodo di recitazione. Il romanzo intreccia passione teatrale e sentimento, Montalbano, infatti, rimane coinvolto in un’attrazione improvvisa, che gli scatena tormenti e nostalgie accentuate anche dall’assenza di Lidia, sua secolare fidanzata. Al di la della storia che tiene col fiato sospeso fino alla fine ma di cui io non ho intenzione di svelare troppo, voglio parlarvi delle emozioni che mi ha regalato questa esperienza. Da buona siciliana sono molto legata alla mia terra e, seppure Vigata è un’ambientazione lontana dai luoghi in cui sono nata e cresciuta, mi è piaciuto vivere questa terra attraverso gli occhi dell’autore che ci regala delle istantanee di luoghi e vissuti che sembrano così realistici da proiettarci dentro il lettore. Mi hanno divertito tanto i teatrini tra i personaggi del commissariato, le disavventure di Mimì Augello, le gaff di Catarella, il carisma di Montalbano che, seppure vincolato nella fantasia alla figura di un attore, viene fuori dirompente anche dalle fitte pagine scritte in dialetto, anche quando appare fragile e tormentato nei sentimenti.

Mi è piaciuto molto cimentarmi in questa avventura nuova per il genere e per il linguaggio e sono curiosa di confrontarmi con altri epici romanzi di un grande scrittore la cui fama fino ad oggi mi era nota solo per sentito dire e che mi onora per avere la stessa terra natia.

5 commenti:

  1. Ciao! Io da milanese ho avuto ancora più difficoltà di te con il dialetto...ma dopo aver faticato più di te con il primo romanzo, sono andata via spedita! Ho letto tante avventure del commissario e di sicuro "Il metodo Catalanotti" ha dei risvolti molto interessanti!

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    1. Ciao,
      Mi sono chiesta infatti come fanno i lettori..... Io mi sono trovata tanto in difficoltà.☺️

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  2. Io ricordo che quando ho letto il primo di Camilleri chiedevo aiuto a un amico siciliano quando non capivo una parola.

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  3. ciao Patrizia, io ho letto solo una novella su Montalbano ma ho molta difficoltà con il dialetto quindi ho deciso di non leggerlo come autore. forse sbaglio ma per me la lettura deve essere evasione e con lui faccio proprio fatica

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