Recensione #64: Nessuno come noi di Luca Bianchini


Autore: Luca Bianchini

Titolo: Nessuno come noi

Editore: Mondadori

Data di pubblicazione: 10 gennaio 2017

Pagine: 250

Torino, 1987. Vincenzo, per gli amici Vince, aspirante paninaro e aspirante diciassettenne, è innamorato di Caterina, detta Cate, la sua compagna di banco di terza liceo, che invece si innamora di tutti tranne che di lui. Senza rendersene conto, lei lo fa soffrire chiedendogli di continuo consigli amorosi sotto gli occhi perplessi di Spagna, la dark della scuola, capelli neri e lingua pungente.

In classe Vince, Cate e Spagna vengono chiamati "Tre cuori in affitto", come il terzetto inseparabile della loro sit-com preferita.

L'equilibrio di questo allegro trio viene stravolto, in pieno anno scolastico, dall'arrivo di Romeo Fioravanti, bello, viziato e un po' arrogante, che è stato già bocciato un anno e rischia di perderne un altro. Romeo sta per compiere diciotto anni, incarna il cliché degli anni Ottanta e crede di sapere tutto solo perché è di buona famiglia. Ma Vince e Cate, senza volerlo, metteranno in discussione le sue certezze.

A vigilare su di loro ci sarà sempre Betty Bottone, l'appassionata insegnante di italiano, che li sgrida in francese e fa esercizi di danza moderna mentre spiega Dante. Anche lei cadrà nella trappola dell'adolescenza e inizierà un viaggio per il quale nessuno ti prepara mai abbastanza: quello dell'amore imprevisto, che fa battere il cuore anche quando "non dovrebbe".

In un liceo statale dove si incontrano i ricchi della collina e i meno privilegiati della periferia torinese, Vince, Cate, Romeo e Spagna partiranno per un viaggio alla scoperta di se stessi senza avere a disposizione un computer o uno smartphone che gli indichi la via, chiedendo, andando a sbattere, scrivendosi bigliettini e pregando un telefono fisso perché suoni quando sono a casa. E, soprattutto, capendo quanto sia importante non avere paura delle proprie debolezze.




Con questo romanzo Luca Bianchini mi ha fatto fare un tuffo nel passato. Anch’io nel 1987 ero in terza liceo, non frequentavo lo scientifico, però facevo comunque il terzo. Leggendo la storia di Vince, Cate, Spagna e Romeo, sono tornata con il pensiero a quando mi dovevo preparare per le interrogazioni di italiano e il Pazzaglia diventava per me indispensabile, era il punto di riferimento, in poche parole la mia salvezza. A quei tempi passavo pomeriggi interi a casa delle mie amiche, ero un po’ come Vince, quella che studiava e cercava di aiutare tutti, a ripetere e anche a parlare di ragazzi...

Bianchini è riuscito, fin dalle prime pagine, a farmi tornare con la mente a quando non c’era il cellulare ed era un dramma trovare il telefono occupato… A ripensarci, ora mi accorgo che noi avevamo veramente molta pazienza! Passavamo il tempo ad aspettare una chiamata, sperando di essere soli in casa per non farci sentire, dovevamo uscire e cercare una cabina per chiamare il ragazzo che ci piaceva, sempre sperando di avere gettoni a sufficienza, e poi c’era l’attesa dei bigliettini, che in seguito ritrovavi per caso appallottolati nello zaino, in mezzo al diario o al libro che stavi studiando. Ho rivissuto anche il “problema delle lire”, sì perché le lire all’epoca avevano un peso e un valore: venticinquemila lire erano un patrimonio, non paragonabile ai venticinque euro di oggi!

Bianchini mi ha fatto rivivere anche la cultura di quegli anni. Ti trovi di nuovo fra paninari e dark (che oggi chiamiamo Emo o Gothic), fra estimatori di Duran Duran e Spandau Ballet (e vabbè, io preferivo gli Europe).

Mentre leggevo, mi veniva da dire: “Ma che ne sanno i ragazzi di oggi!”. Infatti  che ne sanno loro dei telefilm che vedevamo noi, tipo Tre cuori in affitto o Miami Vice!

C’è poi da dire che lo stile di Bianchini ti cattura passionalmente. Sono riuscita a capire perfettamente le emozioni, i turbamenti amorosi, le paure di quei quattro ragazzi (e dei loro compagni, perché anche tutto il contorno è importante) e forse anche un po’ dei professori. Io non sono stata fortunata come loro, per quanto riguarda i prof; sicuramente un po’ è dovuto al fatto che io andavo dalle suore e sicuramente non riuscivo a vedere il lato umano delle professoresse, come invece accade in questo romanzo. Tuttavia avrei voluto avere una professoressa come la Bottone, che mi è sembrata una donna veramente unica, una insegnante che capiva i suoi alunni, le loro problematiche, le loro paure, le loro insicurezze, che era sempre pronta a spronarli, a incoraggiarli, che cercava di dare loro la curiosità e la voglia di ricerca; non si vergognava davanti a loro delle sue piccole mancanze, delle sue stranezze, nemmeno di ballare jazz mentre spiegava o interrogava. Era una donna autorevole, perché era vera, perché era sincera, perché era un punto di riferimento. Ad un certo punto il professor Fioravanti le dice…



«[…] trasmettere ai ragazzi l’amore per la conoscenza, ed è un talento che non tutti gli insegnanti hanno.»



Beh, leggendo questa frase mi è venuto in mente: “chissà se io ho questo talento”. Non nascondo che è un mio desiderio essere proprio così.

Mi è piaciuto tantissimo Vince: Vincenzo è un ragazzo d’oro, ce ne fossero come lui! È un ragazzo che crede nell’amicizia, che crede nell’amore. In alcuni momenti ho provato pena per lui, perché era troppo buono e chiaramente molti se ne approfittavano. Diciamoci la verità, in molti casi Vince è stato usato da tutti: Caterina per prima, ma anche Romeo; neanche Vanessa lo ha apprezzato, le serviva solo per poi poter conquistare Corrado. Forse l’unica che si approcciava a lui con sincerità è Spagna. Vincenzo è un ragazzo d’oro, un ragazzo semplice, onesto e che vuole aiutare i suoi amici. È l’unico che riesce a spingere e motivare Romeo affinché cambi atteggiamento, Romeo che invece è il ribelle della situazione. Vincenzo è quello che fa un vero sacrificio: rinuncia al suo unico amore perché sia felice il suo amico. Rinuncia a qualcosa nel quale sperava tanto per far sì che Caterina e Romeo siano veramente felici.

Sicuramente una parte importante la ricopre Umberto. Il padre di Romeo mi sembra un uomo forte e determinato, intelligente, distinto, che ad un certo punto fa uno scivolone ma ha “l’intelligenza” di rendersene conto. Devo dire la verità, all’inizio non mi piaceva, perché pensavo avesse un secondo fine nella sua relazione con la Bottone, poi però mi ha fatto quasi tenerezza. È un uomo maturo, ma sente che gli manca qualcosa. È indeciso, quasi insoddisfatto, però è vero. Sa pure affrontare la situazione quando dice al figlio che anche gli adulti sbagliano e lui ne è un’evidenza.

Sicuramente questo è un libro che mi ha fatto emozionare, un po’ perché mi ha portato a ripensare ai miei 17 anni e alla mia terza liceo, quindi ho ricordato il mio “passato”, come dicevo all’inizio, ma anche perché ora ho (quasi) cinquant’anni e in alcuni momenti mi sento fragile e insicura come la Bottone e, come lei, spesso e volentieri mi perdo nei miei sogni.

Se con So che è un giorno tornerai ho vissuto emozioni forti – anche quel romanzo mi aveva toccato nell’intimo -, con questo ho vissuto emozioni profonde. Bianchini ha una scrittura così poetica che ti coinvolge, che ti stravolge, che ti penetra, che ti entra sottopelle.

Credo che questo sia un romanzo romantico, non smielato però pieno di romanticismo. Parla di amicizia e amore come due rami della stessa radice.



Romeo gli appoggiò una mano sulla spalla e lo avvicinò a sé.

«A volte mi dimentico che sei un pischello…e che sei romantico.»

«Romantico?»

«Sì tu credi al lieto fine, si vede lontano venti chilometri.»

«E tu no?»

«Poco. I sogni fanno soffrire, e io voglio stare bene.»

«E ora come stai?»

«Alla grande, perché ci sei tu che mi sorridi e non sei più arrabbiato.»



Odio ripetermi, però questo libro è pieno di poesia.

Un romanzo assolutamente da leggere, anche i diciassettenni di oggi dovrebbero leggerlo; loro, che si sentono onnipotenti, capirebbero che tutti possono sbagliare, anche gli adulti!

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