Recensione #48: I Love Mammy in Montecarlo di Silvia Alonso

Ringrazio anche l’autore per avermi omaggiata della copia digitale del romanzo.



Titolo: I Love Mammy in Montecarlo - Come sopravvivere a una vita glitter -

Autore: Silvia Alonso

Editore: Genesis Publishing

Data di uscita: 16 dicembre 2019



“Se nell’arco di centro metri c’è un problema, io ci scivolo sopra come su una buccia di banana. Fin qui tutto bene. Normalmente mi immaginerei di essere su una tavola da surf e navigherei serena... Il problema è che, onde a parte perché siamo al mare, a Montecarlo non esistono le bucce di banana. E quindi, al solito, lo sporco lavoro di metterle in giro deve toccare a me. Un po’ come i piccioni, del tutto introvabili perché vietati dalla Costituzione: finché non la fanno profumata, qui al massimo sono tollerate solo le tortore. Con netta preferenza per le bianche colombe, che ve lo dico a fare? Ça va sans dire.”



Non è facile sopravvivere a una vita glitter. Perché, come giustamente ricorda il proverbio, se l’abito non fa il monaco e una rondine non fa primavera, una rondine monegasca sul giusto abito già può candidarsi a icona chic dell’universo modaiolo. Un universo in cui si muove disinvolta e sagace la protagonista del romanzo, Sylvie Labella, brillante mamma italiana dall’ironia tagliente e dalla simpatia travolgente. Tranne il fatto che, tacco dodici a parte (l’unico a essere perfettamente sincronizzato con “la Città dei Glitter”), Sylvie si sente un pesce fuor d’acqua. Uno di quelli che ha difficoltà ad andare d’accordo persino coi pesci meno grossi del Museo Oceanografico, principale attrazione turistica della città.

E così, tra avventure alla Sex and the City e ispirazioni in stile “Shopa-holic”, dove non mancano di certo le gag divertenti e persino gli scontri con agguerrite nemiche, Sylvie e il suo amato bimbo Luchino ci portano per mano in una Montecarlo da sogno, la cui vita è apparentemente fatta di feste fiabesche, boutique principesche e... tanto fumo negli occhi, con poco arrosto di sincerità per chi volesse spiccare il volo verso altre mete.

Uno sguardo sagace, ironico e divertente sulle diversità sociali e gli scontri culturali della modernità, anche se si tratta di relazionarsi con i vicini di casa di sempre, quando a dividere è una fitta catena alpina a volte invalicabile, come quella dei pregiudizi.

Con uno sguardo divertito e arguto, Sylvie ci ricorda che le sfide della donna di oggi non finiscono mai. Come quella di conciliare maternità e modernità, senso di inadeguatezza dell’essere mamma e voli pindarici che ci riportano a ritornare le ragazze di una volta, che ballano Zumba, seguono i corsi di pole dance e sognano di incontrare prima o poi il Vasco Rossi dei loro sogni. Pur vivendo a Montecarlo.






Non è facile recensire questo libro. Mi è piaciuto? Direi di sì, quanto meno è stato in grado di farmi sorridere e a volte ridere di gusto. Eppure non mi ha coinvolta completamente. Non sono riuscita a trovare il filo conduttore della narrazione. Forse perché mi aspettavo un romanzo, una storia unitaria, mi aspettavo una storia chick lit. Invece questo volume è diverso.


Ok, cerco di spiegarmi meglio. Leggendo questo libro, ti sembra di assistere a uno spettacolo di cabaret (avete presente Zelig?). È come se ogni capitolo fosse un monologo divertente per prendere in giro gli stereotipi italiani e monegaschi.

I racconti di Sylvie sono divertenti quadri di vita di una mamma italiana che si trova a vivere a Montecarlo. Benché la protagonista voglia, desideri, provi ad adattarsi alla vita nel Principato, si sente sempre un po’ persa.

La nostra Sylvie racconta alcuni aneddoti arricchendoli di citazioni letterarie, cinematografiche e musicali.

Sylvie è una mamma, del tutto dipendente da suo figlio di due anni e mezzo, con il suo bimbo fa di tutto. Ora però Luchino inizia a frequentare l’asilo e Sylvie si trova a riprendere la vita di sempre.

In tutte queste pagine, ripeto spesso divertenti, c’è un aspetto che non mi è piaciuto molto. Sylvie è ossessionata dalla forma fisica. È tutto un rimarcare che lei fa “la sua bella figura”. Sebbene sia una ragazza simpatica, dalla battuta sempre pronta e anche intelligente e arguta, questa sua maniacale attenzione all’esteriorità e alle apparenze me l’ha un po’ resa antipatica; vuole “colpire” gli altri, ma, più che puntare sulla sua vivace e spigliata intelligenza, preme sull’esteriorità.

Ogni capitolo è un racconto (che a volte sembra fantozziano) di cosa le accade in particolari situazioni e termina con una lettera di reclamo/segnalazione all’ufficio che è il nucleo del capitolo stesso. Ci parla di ingresso all’asilo, di lezioni di ginnastica, di yoga, serate di gala, giornate alla SPA… insomma tutto quello che riguarda la vita nel mondo principesco di Monaco.

Fra tutti quale racconto mi è piaciuto di più? Quello che riguarda la sua serata di San Valentino. Ecco, la descrizione della cena di San Valentino mi ha fatto venire in mente un ricordo della mia Luna di Miele. Quando mi sono sposata, ho fatto il viaggio di nozze a Parigi e, mentre eravamo lì, abbiamo deciso di provare una vera cena in stile francese. Insomma, dovevo provare la nouvelle cuisine! Bene, il risultato è stato più o meno quello descritto da Silvia Alonso. Morale? Cucina italiana vs Cucina francese: 110 a zero!!!

Ora, anche se mi aspettavo qualcosa di diverso e ho faticato ad apprezzare la figura di Sylvie (non ho provato per niente empatia per lei), ammetto che il risultato finale è stato molto divertente.

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