mercoledì 20 marzo 2019

Recensione #30: I ribelli di giugno di Christian Antonini


Oggi vi parlo di un libro per ragazzi che ho letto in anteprima. Da oggi lo troverete nelle librerie e vi dico subito che merita. Un ottimo regalo per i nostri giovani lettori. Il racconto è ispirato alla vera storia del console portoghese Aristides de Sousa Mendes.



Autore: Christian Antonini

Titolo: I ribelli di giugno

Editore: Giunti editore

Data di pubblicazione: 20 marzo 2019

Pagine: 208

Trama: Bordeaux, giugno 1940. Marian è un ragazzino ribelle che diventa amico del Console portoghese Aristides Sousa Mendes, un uomo integerrimo dilaniato da un dubbio: seguire le regole e condannare migliaia di ebrei al giogo nazista oppure violarle e salvare migliaia di sconosciuti rischiando la propria carriera? I due si conoscono durante una partita a scacchi e, mentre Aristide scopre l'importanza della disubbidienza, il ragazzo arriva a rischiare in prima persona per fare la cosa giusta: salvare il prossimo. Grazie a Marian il Console firmerà visti per 30.000 persone.




Di nuovo Christian Antonini racconta ai ragazzi la Storia. Questa volta ha deciso di parlare di una vicenda non facile, un periodo cupo della nostra recente storia: la Seconda guerra mondiale.

Per far avvicinare i ragazzi a questo argomento, egli ha deciso di raccontare una vicenda vera, chiaramente romanzata, vista con gli occhi di un ragazzino di 13 anni che trascorre le sue vacanze estive senza compiti e in modo avventuroso.

Viene presentata la storia del console generale del Portogallo a Bordeaux: Aristides de Sousa Mendes. Quest’uomo ha messo in pericolo la propria vita per salvare decine di migliaia di ebrei. Egli ha perso i propri privilegi per salvare la vita a persone che non conosceva. Questo gli è valso il titolo di “Giusto tra le nazioni” nel 1966, quando ormai il console era deceduto.

La storia raccontata da Christian parla di questa vicenda avvenuta nel giugno del 1940. A raccontarla è un ragazzino, Marian Weiss, un ebreo originario di Bratislava che aveva trovato riparo a Bordeaux con la sua famiglia. Rimasto orfano, egli cerca di sopravvivere alla povertà contrabbandando piccoli favori e, durante una delle sue scorribande, si imbatte in una ragazzina olandese che sta cercando di scappare in Portogallo. Marian è un ragazzo sveglio, coraggioso e non sopporta i soprusi dei bulli. Vive la propria vita come fosse una partita a scacchi. Infatti gli scacchi sono una metafora delle sue azioni e la passione degli scacchi farà entrare in sintonia il piccolo Marian con il console.

Con un linguaggio semplice, adattissimo ai ragazzi (dai dieci anni in poi), Christian racconta la storia della Seconda guerra mondiale e riesce anche a descrivere il grande senso di paura che si respirava in quel periodo. Racconta dell’invasione nazista, dei bombardamenti e dei grandi dilemmi interiori del console portoghese. Riesce a umanizzare quest’uomo di governo dilaniato tra il senso del dovere, la fedeltà al suo Paese e la voglia di aiutare gli ebrei.



«Sai, io credo davvero che si debba aiutare il prossimo, anche se prega in modo diverso, anche se vive in modo differente da noi. Mi hanno insegnato così».

[…]

«E io penso che i governi dovrebbero fare di tutto per aiutare le persone. Per permettere loro di vivere al meglio. E questo significa dare un futuro alle loro speranze».

[…]

«E il problema vero è che il mio dovere di console mi porta a dimenticare il mio dovere di uomo.»



Mi piace molto il modo di scrivere di Christian Antonini, è coinvolgente e, benché romanzato, non tralascia la verità storica. Confesso di essere andata a cercare informazioni sul console portoghese e l’aver ritrovato alcuni degli episodi narrati mi ha fatto piacere.

Da appassionata di scacchi mi sono piaciuti i riferimenti al gioco e anche alle strategie di gioco di grandi scacchisti come Lasker, Capablanca e Morphy.

Una nota di merito va alla copertina: veramente bella! Un progetto grafico curato che fa assaporare il libro. Una volta terminata la lettura del romanzo, ritrovi nell’immagine della copertina i fatti salienti. Un bel coronamento del libro stesso.

Non mi resta altro che ringraziare Christian di aver pensato a me per avere un parere sul racconto e la Giunti editore per avermi donato la copia cartacea.




Informazioni sul console generale Aristides de Sousa Mendes trovate sul sito di Wikipedia:

Aristides de Sousa Mendes (Cabanas de Viriato, 19 luglio 1885 – Lisbona, 3 aprile 1954) è stato un diplomatico portoghese. Rifiutandosi di eseguire gli ordini del suo governo (il regime di Salazar) e concedendo visti a rifugiati di tutte le nazionalità che dovevano fuggire dalla Francia nel 1940, anno dell'invasione della Francia da parte della Germania nazista nella Seconda guerra mondiale Aristides salvò decine di migliaia di persone dall'Olocausto.

Aristides de Sousa Mendes era ancora console di Bordeaux quando ebbe inizio la Seconda guerra mondiale, e le truppe di Adolf Hitler avanzano rapidamente in Francia. Salazar mantiene il Portogallo neutrale. Con la Circular 14, Salazar ordina ai consoli portoghesi presenti nel mondo di ricusare la consegna del visto alle seguenti categorie di persone: "stranieri di nazionalità indefinita, contestata o disputata; apolidi; ebrei, che sono stati espulsi dal paese di origine o dallo stato di cui hanno la cittadinanza".

Nel 1940, il governo francese si rifugia temporaneamente nella città di Bordeaux, fuggendo da Parigi prima che sia occupata dalla truppe tedesche. Decine di migliaia di rifugiati in fuga dall'avanzata nazista si dirigono anch'essi sulla città. Molti si presentano al consolato portoghese chiedendo un visto di entrata per il Portogallo o per gli Stati Uniti: Sousa Mendes, il console, se seguisse le istruzioni del suo governo, dovrebbe distribuire i visti con molta parsimonia.

Alla fine del 1939, Sousa Mendes ha già disobbedito alle istruzioni del suo governo e rilasciato alcuni visti. Tra le persone che decide di aiutare si trova il Rabbino di Anversa Jacob Kruger, che gli fa comprendere che bisogna salvare i profughi ebrei. Il 16 giugno del 1940, Aristides decide di dare un visto a tutti i rifugiati che lo richiedano: “A partire da ora, daremo visti a tutte le persone, senza riguardo a nazionalità, razza o religione”. Aiutato dai suoi figli e nipoti e dal rabbino Kruger, timbra passaporti, assegna visti, usando tutti i fogli di carta disponibili.

Di fronte ai primi richiami di Lisbona, tirerà diritto: “Se devo disobbedire, preferisco che sia agli ordini degli uomini piuttosto che agli ordini di Dio”. Quando Salazar prenderà dei provvedimenti contro il console, Aristides continuerà la sua attività dal 20 al 23 giugno a Bayonne (Francia), nell'ufficio di un viceconsole stupefatto e alla presenza di altri due funzionari di Salazar. Il 22 giugno 1940, la Francia chiede un armistizio alla Germania nazista. Durante il viaggio a Hendaye, Aristides continua a emettere visti per i profughi che percorrono con lui la strada per la frontiera, anche se il 23 giugno Salazar lo licenzia dalle sue funzioni di console.

Malgrado siano stati inviati dei funzionari con il compito di “prelevare” Aristides, lui guiderà con la sua auto una colonna di veicoli di rifugiati e li guida in direzione della frontiera, sapendo che dal lato spagnolo non esistono telefoni. Per questo motivo le guardie di frontiera non sono state ancora avvisate della decisione di Madrid di chiudere le frontiere con la Francia. Sousa Mendes impressiona le guardie doganali, che acconsentono a lasciar passare tutti i profughi, che con i suoi visti potranno continuare il viaggio verso il Portogallo.

Nel 1966 il memoriale di Yad Vashem (memoriale dell'Olocausto con sede a Gerusalemme) in Israele, gli presta omaggio attribuendogli il titolo di “Giusto tra le nazioni”. Le condizioni indispensabili per riconoscere un «giusto» sono tre: aver salvato ebrei, averli salvati sotto la minaccia di un grave pericolo per la propria vita, non aver mai percepito alcun compenso. Nello stesso anno furono piantati venti alberi in sua memoria nei terreni del Museo Yad Vashem.

2 commenti:

  1. La copertina è meravigliosa! Non ho ancora letto nessun libro di Antonini, ma ammetto di aver adocchiato i suoi lavori più di una volta. Credo sia importante il riuscire a coniugare verità storica e fantasia.

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    1. Io ho trovato i suoi libri bellissimi. E concordo, la copertina di questo romanzo è meravigliosa

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