lunedì 13 agosto 2018

Recensione #12: Il tortellino muore nel brodo di Filippo Venturi


Autore: Filippo Venturi

Titolo: Il tortellino muore nel brodo

Editore: Mondadori

Data di pubblicazione: 3 luglio 2018

Pagine: 204



Emilio Zucchini, proprietario della trattoria La vecchia Bologna, è uno scapolo impenitente, devoto alla gioia dei suoi clienti e al rispetto ortodosso delle ricette della cucina bolognese. Nicola Fini è il suo amico fraterno che è appena stato abbandonato di punto in bianco dalla moglie, ritrovandosi con due bambini a cui fare da papà single. Joe Solitario è un cantautore disperato che, dopo aver sprecato la sua grande occasione nella finale del più famoso talent show italiano, si improvvisa rapinatore per inseguire la sua ultima speranza: un volo di sola andata verso una nuova vita. Cico Pop e Mangusta sono gli scagnozzi di un boss della malavita locale incaricati di rubare per lui una moneta che non vale niente, ma che ai suoi occhi significa tutto. Quando, in un campale venerdì mattina, le strade di questi cinque personaggi si incrociano, l'effetto non può che essere deflagrante. Quante possibilità ci sono che i tre criminali da strapazzo scelgano la stessa banca, lo stesso giorno e la stessa ora per mettere a segno il loro colpo? E quanta sfortuna deve avere Nicola per ritrovarsi a passare lì di fronte proprio durante la rapina, con in macchina quel poco che è rimasto della sua famiglia? Eppure, le coincidenze fanno parte della vita. E sono uno degli ingredienti fondamentali di questa rocambolesca storia. Insieme agli imprevisti, al buon cibo e a un'abbondante dose di umorismo.



Avete presente quei telefilm dove il poliziotto di turno fa la figura da tonto e il detective “improvvisato”, usando logica e intuizione, risolve il caso? Beh, ci troviamo di fronte ad una situazione simile quando ci immergiamo nella storia di Filippo Venturi. Non conoscevo questo autore e sono stata contenta di leggerlo. Anzi spero che continui a raccontare le storie di Emilio.

Emilio è il nostro beniamino, sei lì che parteggi per lui e per le sue scelte. È guidato dal suo sesto senso. È un cuoco, ma è un attento osservatore, tanto dei suoi clienti quanto delle persone che incontra. Si fida delle sue sensazioni e questo lo porta a risolvere il caso in cui, suo malgrado, si trova coinvolto il suo amico Nicola. Nicola è vittima della sfortuna e quasi perseguitato dai guai. È così carico di preoccupazioni, di sensi di colpa e di dubbi da fare tenerezza. Per sua fortuna ha al suo fianco Emilio.

È un amico con la A maiuscola, e certe cose Nicola non le dimenticherà mai.

Joe Solitario ti fa tenerezza solo per la sua sfortuna, capitano davvero tutte a lui!!! Alcune se le cerca, altre volte pensi che non sia possibile che tutto si accanisca su di lui. In questa storia dovrebbe essere un malvivente, ma è solo un uomo disperato. Joe è un fallimento su tutta la linea, sia come cantautore sia come criminale. Anche gli altri due delinquenti di questa storia (ma loro sono mascalzoni veri) sono figure quasi grottesche: non ne infilano una buona e combinano dei bei guai. Cico Pop e Mangusta sono due caricature di disonesti. Pensano di essere bravi, dei grandi della malavita, ma sono solo dei galoppini, a cui il boss ricorre perché spera che passino inosservati. E invece questi due riescono a fare pasticci su pasticci.

E poi c’è Giulia… una bambina che non si perde d’animo, mai…

«Giulia è speciale nella sua normalità» gli risponde Emilio visibilmente commosso.

Tra tutti i personaggi l’unico che non ho sopportato è forse il commissario Iodice. Un uomo gretto, pieno di pregiudizi e fossilizzato sulle sue idee. Un uomo che non usa la logica. Non vuole assolutamente prendere in considerazione gli eventi, ha deciso che il colpevole è Nicola e cerca solo indizi che convalidino la sua tesi.

La storia raccontata da Venturi è un poliziesco, ma in alcuni momenti talmente tanto assurdo, per quanto normale, da essere esilarante. Contorto come pensiero, ma rende l’idea… Gli avvenimenti sono quelli che potrebbero succedere, ma tu pensi: no, non ci credo, non può succedere questo… Anzi a volte ti trovi a pensare che i malviventi siano stupidi, troppo stupidi… (Oddio, in un paio di casi l’ho pensato anche di Emilio!).

In alcuni momenti rimani con il fiato sospeso, ma spesso ti ritrovi a sorridere. Il tutto è aiutato dallo stile narrativo dell’autore. Il ritmo di tutta la storia è incalzante. I vari piani narrativi si avvicendano e si rincorrono, tanto che tu lettore rimani incollato alle pagine. Non riesci a staccarti e, quando il racconto termina, ti ritrovi ad essere soddisfatto. Tutto è concluso e i buoni hanno vinto sulla malvagità.

Un’ottima lettura, che ha riassunto tutti i motivi per cui amo leggere: divertimento, una buona storia, ben strutturata, e un finale chiuso ed esaustivo.

Ultima cosa: vorrei rispondere ai ringraziamenti dell’autore…

E grazie a tutto voi che mi avete dedicato un po’ di tempo leggendo il mio Tortellino. Sarà banale dirlo, ma è la cosa più gratificante. Perché se poi nessuno ti legge, che gusto c’è?

Grazie. Davvero.

Beh, io rispondo dicendo: io ho letto di gusto questa storia e sono stata felice di averlo fatto. Quindi sono io che ti dico Grazie per questo racconto così delizioso.

4 commenti:

  1. Ohhh io questo libro lo voglio assolutamente! Anche solo per insultare il commissario😁

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    1. Guarda il commissario io lo avrei preso a sberle in più di una occasione. Ma Emilio è Emilio...

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  2. Sembra davvero perfetta per scacciare pensieri negativi

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    1. Una lettura piacevolissima, divertente al punto giusto.

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